19
Ott

Maker Faire – L’ultima frontiera del saper fare

 

The Maker faire staged in Rome, at “La Sapienza” University from 16th to 18th October, presented some of the latest technological devices. The exhibition space, composed of 25 pavillons, was joined by hundreds of young people coming from all over Italy to find out the new inventions that are going to change the way we live, and to meet the inventors. The exhibition was divided into 5 areas: “People & Life”, “Home, Cities & Environment”, “Next tech”, “Makers & Culture” and “Learning by Doing”, and in each one something drew the attention, like the twelve meters tall 3d printer Big Delta, able to build entire houses; Arduino, an open source electronic platform to create interactive projects; and Orticale, a domestic vertical garden. Technology always brings something new and different in our lives, changing habits and professions, and today a maker (or digital artisan) could be defined as an artisan who creates in the field of technologies. What creators have in common, whether they are carpenters or engineers, is the intent to assert the value of their products; in the case of makers, what remains is the creativity of the artisan and partly the dexterity.

Wikipedia dà la seguente definizione di artigiano: “Un artigiano è un lavoratore esperto che utilizza attrezzi, macchinari e materie prime per la produzione o la trasformazione di determinati oggetti o alimenti. Prima della rivoluzione industriale tutta la produzione era affidata a loro”. Ulteriore caratteristica dell’artigiano è il fatto di produrre con le mani.

Oggi, presentando la Maker Faire allestita dal 16 al 18 Ottobre a Roma presso l’Università La Sapienza, al termine artigiano, bisognerà accostare l’aggettivo “digitale” oppure, in una sola parola inglese che ne riporta il significato, maker. Il maker, o artigiano digitale, è colui che crea nell’ambito delle tecnologie.

La figura dell’artigiano oggi è chiamata in causa a seguito dei repentini mutamenti dovuti al progresso tecnologico che portano, necessariamente, a reinterpretare i mestieri e il risultato di questi. Per il momento, tuttavia, dedichiamoci a capire cosa è Maker Faire. Ritorneremo alla fine a queste riflessioni di tipo più prettamente sociologico.

All’interno dello spazio espositivo, composto da 25 padiglioni e popolato da centinaia di giovani provenienti da tutta Italia, Maker Faire ha lo scopo di presentare gli ultimi ritrovati tecnologici che stanno cambiando il nostro modo di dialogare, di trascorrere il tempo libero, di curarci e di prenderci cura dei nostri cari, per dirla con un solo termine, di vivere. La mappa fornita all’ingresso presenta un’area suddivisa in 5 ambiti : “People & Life”, “Home, Cities & Environment”, “Next tech”, “Makers & Culture” e “Learning by Doing”, all’interno dei quali muoversi, scoprire invenzioni e conoscere gli inventori.

Appena entrati, si è subito attratti da una gigantesca costruzione metallica di 12 metri d’altezza, si tratta di Big Delta 12 m, ossia una stampante 3D in grado di costruisce intere abitazioni. La stampante è prodotta da WASP, una start up nata nel 2012 il cui motto è “non siamo così pazzi da credere di poter salvare il mondo, ma siamo così pazzi da lavorare per farlo”; infatti il loro obiettivo attraverso la costruzione di queste stampanti 3D, è proprio quello di favorire la costruzione di case con materiali a Km 0 e costi quasi nulli, investendo nella ricerca per sviluppare tecnologie al servizio del pianeta. Gli effetti ecologici di un’invenzione e di una ricerca in tale ambito sono del tutto evidenti, per le nostre abitazioni del futuro e soprattutto in paesi che devono affrontare ricostruzioni anche a seguito di eventi bellici. Altra invenzione di tutto rispetto e che si ritrova dietro a quasi ogni stand presente alla fiera, è un piccolo congegno ormai noto ai più con il nome di Arduino. Si tratta di una piccola scheda e di un software open source, che danno la possibilità a chiunque di realizzare progetti interattivi; per intenderci questo strumento è in grado, leggendo un input come un tweet, attraverso un bottone che viene schiacciato o la luce di un sensore, di alimentare una lampada, far funzionare una stampante 3D, attivare un motore, pubblicare qualcosa on line, fino a gestire applicazioni IoT e ambienti integrati. Una rivoluzione nel vero senso della parola che abilità ognuno di noi a sperimentarsi con la tecnologia informativa, puntando su uno strumento hardware e su un software open source che può anche contare su una community di supporto.

Anche il padiglione “People & Life”, ha offerto diversi altri stimoli, ad esempio in termini di promozione dell’autosufficienza alimentare segnaliamo il caso di Orticale, start up tutta italiana che ha realizzato un orto verticale domestico in grado di rendere autonoma una famiglia e di consentire anche ai diversamente abili la possibilità di coltivare il proprio orto, grazie ad un sistema di scorrimento dei vari piani dell’orto stesso. Dal padiglione “Learning by Doing” invece è possibile trovare diversi strumenti legati al tema dell’education, quindi per supportare bambini e adolescenti nel percorso educativo e formativo. Pitturino 2.0 rappresenta appunto uno strumento che fa sperimentare direttamente ai bambini il contatto con i colori e come questi possono essere mescolati per crearne degli altri. Un app invia un comando con il colore che si desidera ottenere ad un sistema di vaschette ognuna contente un colore diverso, le vaschette contenenti i colori da mescolare erogheranno una quantità di liquido mostrando materialmente ai bambini come si ottiene il colore che avevano richiesto. Tutto questo ovviamente rende il bambino maggiormente partecipe e consapevole, quindi molto più stimolato che non semplicemente utilizzando un pennarello. Ovviamente, anche il campo della salute presenta svariate applicazioni tecnologiche, a parte gli arti bionici o gli strumenti di scansione del corpo per eseguire analisi o semplicemente per riprodurre la nostra figura in versione giocattolo, uno strumento interessante è “Ywatch”. Si tratta di un dispositivo in grado di monitorare i vari parametri vitali inviando una comunicazione ai propri cari in caso di bisogno, ma può essere anche un valido supporto per gli sportivi, per monitorare una sessione di allenamento.

Sarebbe impossibile descrivere, la totalità delle innovazioni presentate alla Maker Faire di Roma e d’altra parte si tratta di strumenti in diversi casi fortemente caratterizzati da un aspetto esperienziale, in quanto solo visionandoli personalmente, testandone l’utilizzo o vedendoli all’opera è possibile realmente capirne la portata innovativa se non in alcuni casi addirittura rivoluzionaria.

Tornando alla riflessione fatta all’inizio, penso che sia utile riflettere sulla figura del maker, in quanto, questa nuova categoria sociologica, questo nuovo mestiere, queste persone, a prescindere che nascano come ingegneri o come falegnami, sono accomunati da una comune tensione al far valere il prodotto della propria creatività, collaborando attraverso gli strumenti che la sharing economy mette a loro disposizione come: i FabLab i coworking e strumenti tecnologici come le stampanti 3D, che non solo stampano, ma fresano, incidono, dando da una parte vita agli oggetti che ci circondano e dall’altra creando occasioni di lavoro e di collaborazione.

Può sorgere il dubbio se sia corretto definire queste persone come artigiani e probabilmente se si pensa a cosa era l’artigiano 20, 30, 40 anni fa, non lo è. Tuttavia, le parole come le abitudini e le professioni con gli anni si trasformano e si contaminano con tutto quello che la tecnologia ha portato di nuovo e di diverso nelle nostre vite. Alla base resta la creatività dell’artigiano e almeno in parte la manualità.

Quello che forse verrà a mancare, ma potremo dirlo solo fra qualche anno ancora è che non esisterà più l’imperfezione del prodotto artigianale determinata proprio dall’attività prettamente manuale dell’artigiano tradizionale; imperfezione che rendeva quel singolo prodotto unico. Inoltre, per una semplice questione legata ai costi di produzione che contengono oltre alle materie prime anche il know how e le ore di lavoro renderanno il prodotto di artigianato tradizionale molto più costoso di quello di artigianato digitale.

Certo, un discorso molto simile a questo sarà stato fatto durante la prima e la seconda rivoluzione industriale e sicuramente anche durante la terza. Se questa che si preannuncia essere la quarta rivoluzione industriale (sperando di non averne mancata qualcuna), il valore della mia riflessione probabilmente potrebbe essere nullo, ma nonostante tutto mi sembra comunque il caso di spendere una lancia a favore di chi ha reso unica e difficilmente imitabile la produzione italiana nel mondo.

elio

Socio fondatore – Progettista
Laurea Specialistica in Management e Consulenza Aziendale – Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro. Master II livello in Progettazione per lo Sviluppo Locale – Università di Bologna.
Dal 2008 mi occupo di progettazione sociale e dal 2012 in particolare di progetti finanziati dall’Unione Europea in ambito sociale, cooperazione territoriale e impresa. Collaboro diversi enti profit e non profit quali: società di consulenza, Società Geografica Italiana ONLUS, Centro Europeo per il Turismo, Centro Calabrese di Solidarietà.

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