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L’ESPERIENZA DI ORTI IN CItTÀ. INTERVISTA A CHIARA BERTONCELLO E DAVIDE STEVANATO

Orti in CitTà (www.facebook.com/ortoincita/timeline) è un orto condiviso nato nel 2014 nel quartiere Cita di Marghera (Venezia). Per conoscere più da vicino questa esperienza, abbiamo intervistato Chiara Bertoncello e Davide Stevanato, abitanti della Cita e animatori del progetto.

Chiara Bertoncello and Davide Stevanato tell us about the project Orti in CitTà, a shared garden created in 2014 in Cita, district of Marghera (Venice). In the district of Cita, born in the early 70s, arrived in the last years many families of migrants (mostly Bengali, Turkish and Chinese), and today is inhabited by people of different ethnicities and cultures. The coordinator of migration service, interested in the dynamics of coexistence between families, tried at first to realize a project of floriculture to facilitate relationships; then, with the participation of Chiara and Davide, local residents, activated courses of synergistic agriculture, and other initiatives not focused on cultivation, like theatrical readings, dance classes and working with clay. This is how the project came alive and the garden became a meeting place. Eight families, five Italian and three Chinese, but even homeless men and women, currently meet and cultivate it on Saturday mornings. But many initiatives can still be made to promote sociability and deepen relations.

Che cos’è Orti in CiTtà?

È l’orto del quartiere Cita, in cui abitiamo. Attualmente siamo otto le famiglie impegnate, cinque italiane e tre cinesi, ma collaborano con noi anche alcune donne e uomini senza fissa dimora. Dedichiamo all’orto tutti i sabati mattina. Insieme coltiviamo diversi prodotti, tra cui zucchine, biete, insalata, finocchi, cappucci, erbe aromatiche. Per mancanza di un luogo idoneo alla conservazione, non riusciamo a produrre i nostri semi. Quindi compriamo le piantine alla cooperativa agricola biologica “Bronte”, un punto di riferimento per gli agricoltori di tutta la zona.

Quali sono le peculiarità del quartiere Cita?

Cita è un quartiere di Venezia-Marghera nato all’inizio degli anni ’70. Lo sviluppo per lo più verticale degli edifici rispondeva all’esigenza di creare alloggi a sufficienza per famiglie, provenienti da tutta Italia, impiegate nel settore industriale e nell’amministrazione pubblica. Il principale committente-proprietario del quartiere era l’INADEL (Istituto nazionale assistenza dipendenti degli enti locali), oggi INPDAP (Istituto nazionale di previdenza dipendenti delle amministrazioni pubbliche). Nel tempo, Cita ha vissuto importanti cambiamenti, non ultimi quelli legati alla cartolarizzazione degli anni 2000. Tra gli effetti del passaggio alla gestione congiunta pubblico-privato degli appartamenti, si è registrato un significativo aumento delle famiglie di migranti (soprattutto bengalesi, pakistani, turchi e cinesi), che oggi costituiscono 1/3 dei circa 3000 abitanti della Cita. La complessità delle forme di convivenza tra famiglie di diverso profilo socio-culturale ha meritato l’attenzione del servizio migrazione, oltre che della cronaca locale. In questo contesto si inserisce la proposta di “Orti in CiTtà”.

Come è nata l’idea di Orti in CiTtà?

Inizialmente il servizio migrazioni aveva concepito un progetto di floricultura in vasche per favorire la conoscenza reciproca tra le famiglie. Ma il progetto non è mai decollato, a causa della difficoltà di avere accesso all’acqua in maniera stabile e soprattutto per mancanza di persone, interne al quartiere, che lo portassero avanti. Così, quando si è trovata una soluzione al problema del rifornimento d’acqua, Alessandra Bastani, coordinatrice del progetto migrazione, ci ha coinvolto. Davide è nato e cresciuto alla Cita e all’epoca noi ci eravamo appena conosciuti. L’entusiasmo per l’orto condiviso è maturato grazie soprattutto alla nostra esperienza di partecipazione ad un gruppo di acquisto solidale (GAS) che frequentiamo ancora oggi.

Quali sono state le principali tappe e le difficoltà del percorso compiuto?

A settembre 2014 abbiamo iniziato con un corso di agricoltura sinergica, ispirandoci ad alcune esperienze vicine, tra cui il parco Emmer di Marghera. Con il supporto dell’agrotecnico Mauro Flora, abbiamo costruito la spirale con la tecnica della lasagna gardening, che garantisce una buona protezione del suolo e richiede un basso consumo di acqua.

All’inizio pensavamo che il nostro lavoro avrebbe immediatamente suscitato l’attenzione curiosa degli abitanti, soprattutto degli anziani. Ma non è stato così semplice: la pratica di coltivare in città suscitava diffidenza più che interesse. Per questo, è stato molto importante ideare iniziative aggregative non concentrate esclusivamente intorno alla coltivazione. Oltre al II corso di agricoltura sinergica, perciò, abbiamo creato un teatro di paglia, in cui si realizzano varie attività: letture teatrali in collaborazione con la biblioteca di Marghera, corsi di yoga, danza, lavorazione dell’argilla, approfondimento dell’uso dei fiori di Bach. Grazie a queste attività, l’orto è diventato un luogo di incontro per diverse generazioni, come dimostra soprattutto la straordinaria partecipazione alle cene di quartiere che qui si realizzano. I nostri figli, Rita e Giulio, e gli altri bambini hanno la possibilità di giocare all’aria aperta ma riusciamo anche a responsabilizzarli in tanti piccoli lavori.

Quali sono i sogni per il futuro?

Orti in CiTtà non è nato da un’idea scritta a tavolino ma all’interno di un processo che è ancora all’inizio e le cui possibilità sono aperte. Ci sta a cuore soprattutto approfondire le relazioni con gli abitanti e trovare nuove modalità per coinvolgerci insieme.

 

Mariateresa Muraca

muraca

Calabrese per scelta e nomade per vocazione, ho conseguito un dottorato di ricerca in Scienze Umane presso l’Università di Verona e l’Università Federale di Santa Catarina (in Brasile).
Sono attivista e studiosa di movimenti sociali. In particolare, negli ultimi anni, mi sono occupata
di movimenti femministi e contadini.

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