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IL RUOLO DEI PRIVATI NEL RECUPERO E NELLA VALORIZZAZIONE DEI BENI CULTURALI: L’ESEMPIO DEL FAI – FONDO AMBIENTE ITALIANO

The protection and revaluation of cultural heritage could become a vehicle for economic and civil relaunch for our country, but too often politics and institutions lack the awareness and initiative . Luckily there are private organizations, associations, companies and foundations whose interventions provide funds for the recovery of assets that would otherwise decay. A notable example is the FAI- Fondo Ambiente Italiano, a non profit foundation established in 1975 by an idea of Elena Croce. Up to today, thanks to the donations of citizens, associations and companies, the FAI recovered and restored a good 52 assets, including historic parks, gardens, villas and monasteries. In Calabria, one of the most important actions was the intervention at the beach of Fosso Cupido, thanks to which the Cultural Heritage Office affixed a landscape restriction to stop the ruin of this uncontaminated and rich in wildlife area. Another example of recovery is the restoration of the park of Villa Gregoriana, located at the foot of the Roman acropolis of Tivoli, in Lazio; this site, which was abandoned for years and had become a dump, has been restored to its former glory.

Troppo spesso vediamo quanto lo Stato non riesca a sopperire alla mancanza di fondi e personale per il restauro, l’apertura e la fruizione di un bene culturale. La loro tutela e valorizzazione è una sfida che potrebbe diventare strumento per il rilancio economico e civile del nostro Paese, una sfida cui si contrappongono molti ostacoli: il rinnovamento culturale del territorio è in grado di coinvolgere i cittadini in un progetto diffuso di consapevolezza e di recupero dei beni comuni e, con essi, delle idee stesse di comunità, di cooperazione, di legalità. Troppo spesso il mondo della politica e le istituzioni stesse, attraverso consolidati immobilismi e cronica mancanza di iniziativa, ritardano questa presa di coscienza.
E’ in questo scenario che fortunatamente si affacciano, sempre con ottimi risultati, i privati: fondazioni, aziende, associazioni che mettono a disposizione fondi (e faccia) per sopperire lì dove lo Stato non arriva. In Italia abbiamo moltissimi esempi (il restauro del Colosseo e della Fontana di Trevi tra gli ultimi) dove grazie al loro intervento la comunità ha potuto riappropriarsi di un bene destinato altrimenti al degrado e all’incuria.
L’esempio che qui riporto è quello del FAI-Fondo Ambiente Italiano, una fondazione senza scopo di lucro nata nel 1975 grazie a un’idea di Elena Croce, figlia del grande filosofo Benedetto Croce, che si prefiggeva di emulare il National Trust inglese. Grazie alle numerose donazioni di cittadini privati, aziende e associazioni, ad oggi la Fondazione ha recuperato e restaurato 52 beni tra ville, castelli, monasteri, giardini e parchi storici, boschi, paesaggi, libri antichi e opere d’arte. Coinvolge attivamente la cittadinanza grazie alle aperture gratuite di monumenti spesso chiusi al pubblico (Giornate FAI di Primavera e FAImarathon, ad oggi con quasi 8 milioni di partecipanti), coinvolgendo oltre 1 milione di studenti in progetti di studio e scoperta del patrimonio artistico e paesaggistico italiano e lanciando campagne di sensibilizzazione sulla tutela del patrimonio e chiedendo proprio ai cittadini la segnalazione di luoghi da salvare e valorizzare. Il censimento “I luoghi del cuore”, ad esempio, ha contribuito alla riqualificazione della Scala dei Turchi in Sicilia e la Cattolica di Stilo in Calabria. Tra gli interventi più importanti in Calabria la spiaggia del Fosso Cupido a Sant’Andrea Apostolo dello Jonio (CZ): nel 2008 l’azione congiunta di FAI e Università della Calabria, che ha realizzato uno studio faunistico e floristico propedeutico all’istituzione di un’oasi, ha portato all’apposizione di un vincolo paesaggistico da parte della Soprintendenza, con l’obiettivo di fermare la deturpazione di un luogo ancora incontaminato e ricco di fauna selvatica dove in passato poteva addirittura capitare di imbattersi nelle tartarughe caretta durante lo spettacolare momento della deposizione delle uova.
Nel Lazio un altro bellissimo esempio di recupero è il Parco di Villa Gregoriana a Tivoli, che prima dell’intervento del FAI era da anni abbandonato e ridotto a discarica a cielo aperto. Voluto da Papa Gregorio XVI a metà Ottocento e meta nei secoli di viaggiatori, artisti, re e imperatori, è una delle più romantiche passeggiate al mondo e meta obbligata del Grand Tour. Situato in posizione panoramica ai piedi dell’acropoli romana di Tivoli, questo suggestivo Parco vanta un ingente patrimonio naturalistico, storico e archeologico.
Il suo restauro esemplare non ha significato soltanto ripulire e mettere in sicurezza sentieri, far tornare a scorrere acque ora limpide in incantevoli ruscelli e far di nuovo scrosciare cascate e cascatelle, in una parola riqualificare un magnifico luogo. L’obiettivo principale che ha animato coloro che vi si sono dedicati con tanta passione è stato riscoprire e restituire l’autentica idea progettuale del parco, così come è andata gradualmente emergendo dallo studio dei documenti e delle testimonianze pittoriche, e dal delicatissimo lavoro sul campo. Lentamente sono riapparsi percorsi ormai dimenticati, essenze arboree soffocate dai rovi, spettacolari vedute prima occultate: uno straordinario insieme paesaggistico profondamente alterato e non più percepibile per l’incuria di tanti anni, ora restituito alla fruizione di tutti.

Daria Portale

daria-portale

Laureata all’Università della Tuscia di Viterbo nel 2009 in Archeologia Medievale.
Ho partecipato come archeologa a vari scavi archeologici, tra cui Pompei, Siena e Arezzo. Operatrice didattica e guida presso il Parco di Villa Gregoriana a Tivoli, ho collaborato per anni con alcune associazioni culturali di Roma e Viterbo, ideando e conducendo itinerari storico- artistici, manifestazioni culturali e scrivendo articoli di arte e archeologia; dal 2002 è guida volontaria e collaboratrice per il FAI-Fondo Ambiente Italiano.
La mia grande passione è trasmettere – a chi vi abita e a chi vi transita il mio amore per l’arte e l’archeologia in tutte le sue espressioni e sfumature, con un occhio particolare verso il degrado e l’abbandono dei beni culturali di Roma e d’Italia.

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