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Feb

Il Grand Tour in Calabria

ll viaggio in Italia ha radici lontanissime. Dal Medioevo le strade d’Italia sono state battute da tanti pellegrini, poi da mercanti, da artisti, predicatori, studiosi, oltre che da banditi, nullafacenti e avventurieri.

Traveling in Italy is a tradition. In the Medieval age, the Italian routes have been covered by many pilgrims, merchants, artists, preachers, academics, and also bandits, slacker or adventurers.

 

Il viaggio, visto come solo fine dell’accrescimento della conoscenza e del piacere dell’evasione e del divertimento, cominciò a diffondersi in Europa sul finire del XVI secolo e si incarnò nella voga del ‘viaggio in Italia’. Il quale dunque, pur praticato da tempo, si configura come istituzione solo alla fine del secolo successivo, quando diventa la tappa privilegiata di un ‘giro’ che i giovani rampolli dell’aristocrazia europea, gli artisti, gli uomini di cultura, cominciano a intraprendere con regolarità. Il ‘giro’ presto diventa una moda e ad esso è assegnata anche una dicitura internazionale: il Grand Tour. Con questo nome si indicò il viaggio di istruzione, intrapreso dai rampolli delle case aristocratiche di tutta Europa, che aveva come fine la formazione del giovane gentiluomo attraverso il salutare esercizio del confronto. Il termine tour, che soppianta quello di travel o journey o voyage, chiarisce come la moda di questo viaggio si specifichi in un ‘giro’ – particolarmente lungo e ampio e senza soluzione di continuità, con partenza e arrivo nello stesso luogo – che può attraversare anche i paesi continentali ma ha come traguardo prediletto e irrinunciabile l’Italia.

Il viaggio in l’Italia, ambito e intensamente esercitato per diversi secoli, fece parte dell’esperienza comune delle classi abbienti di gran parte dell’ Europa colta.

Gli snodi principali del viaggio nella penisola, percorsa in direzione nord-sud (almeno fino a quando, nell’Ottocento, la Sicilia e il Mezzogiorno costituirono nuovo motivo di attrazione), furono e rimasero (fino a tutt’oggi) le nostre città d’arte, con Roma e Venezia, Napoli e Firenze.

La Calabria, quella ionica soprattutto, è rimasta sempre ai margini degli itinerari di viaggio che interessano il Sud. Appare come una terra remota e immobile, fuori dalla storia, separata non solo fisicamente ma anche culturalmente dal resto dell’Italia: una terra rimasta “off limits” a gran parte dei viaggiatori e colpevolmente ignorata e spesso mistificata dalla storiografia. Oltre che terra irraggiungibile, la Calabria non gode di una buona reputazione: povera di strade e ricca di briganti, i suoi abitanti erano descritti come ladri e assassini, , capaci d’ogni genere di stranezze come quei briganti che portavano al collo l’immagine dei santi solo per ingraziarsene la benevolenza. Un cliché così radicato che imponeva come regola di normale prudenza veleggiare a largo della Calabria evitando il transito via terra. Ben presto però, grazie all’intraprendenza di alcuni viaggiatori, ci si rese conto che la culla della Magna Grecia, con le sue bellezze e testimonianze antiche, era capace di attirare grandi scrittori e artisti stranieri: Edward Lear, Francois Lenormant, George Gissing, Alexander Dumas, Viavant Denon, Henry Swinburne, i quali hanno lasciato molte testimonianze sulla bellezza dei luoghi, le tradizioni culinarie, religiose, popolari-folkloristiche, artistiche, mitologiche. Le pagine dei loro diari di viaggio proiettano la Calabria, e soprattutto l’estremo Aspromonte, in una dimensione quasi eterea, una terra insidiosa ma bellissima e seducente, che si svela con due facies: infernale e paradisiaca. I pregiudizi vennero cancellati soprattutto grazie al contatto diretto con la gente di Calabria, che ha sempre manifestato nei confronti dei visitatori la sacralità del valore dell’ospitalità, che affonda le sue radici nella antica “xenìa” di matrice greca. Una terra di forti contraddizioni dal fascino indiscutibile in cui tutto si compenetra: leggenda e storia, mare e montagna, mitologia e misticismo, oriente e occidente, latinità e grecità.

Daria Portale

daria-portale

Laureata all’Università della Tuscia di Viterbo nel 2009 in Archeologia Medievale.
Ho partecipato come archeologa a vari scavi archeologici, tra cui Pompei, Siena e Arezzo. Operatrice didattica e guida presso il Parco di Villa Gregoriana a Tivoli, ho collaborato per anni con alcune associazioni culturali di Roma e Viterbo, ideando e conducendo itinerari storico- artistici, manifestazioni culturali e scrivendo articoli di arte e archeologia; dal 2002 è guida volontaria e collaboratrice per il FAI-Fondo Ambiente Italiano.
La mia grande passione è trasmettere – a chi vi abita e a chi vi transita- il mio amore per l’arte e l’archeologia in tutte le sue espressioni e sfumature, con un occhio particolare verso il degrado e l’abbandono dei beni culturali di Roma e d’Italia.

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