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Feb

Migranti: il coraggio del clandestino

Today MEETmagazine is going to tell you about a very actual and important topic. We are going to tell you about a kind of migration not well known, unless for some news from a crazy millionnaire who is running for the USA elections. Immigration from Mexico to the United States, the history of “Migrantes” struggling to survive to be able to live thier “American Dream”, or what has been left…Flaviano Bianchini did this travel without his EU passport, without money, dressing the clothes of Aymar Blanco a common migrant from Pucallpa. He made it and now he is trying to tell everybody about this experience in his book “Migrantes – clandestino verso il sogno americano”.

Oggi su MEETmagazine parliamo di migrazioni, tema quanto mai attuale e interessante per la nostra redazione. Raccontiamo di una migrazione di cui non si parla spesso, di cui si sa poco, di cui non abbiamo continue notizie al telegiornale, se non qualche accenno negli ultimi tempi in funzione di qualche assurda promessa elettorale di un miliardario folle che si candida a governare gli Stati Uniti.

Avrete capito che non ci riferiamo alle rotte del Mediterraneo, ma ai Migrantes che dal Guatemala, dal Messico e in alcuni casi anche da altre zone del mondo, cercano di varcare il muro che delimita la possibilità di vivere o meno il “sogno americano” o quelle che ne resta.

Lo spunto per questo racconto ce lo offre il libro di Flaviano Bianchini, “Migrantes – clandestino verso il sogno americano”, edito da BFS.

Flaviano è un’attivista, direttore della NGO Source International che si occupa di difendere le comunità locali dagli abusi delle grandi imprese estrattive, è redattore per peacelink.it ed ha vissuto per alcuni anni in America Latina, fra Guatemala e Messico. Questo ovviamente gli ha fornito una prospettiva privilegiata di osservazione e interpretazione delle realtà migratorie, di cui è utile parlare anche per ragionare sulle analogie e sulle differenze (ammesso che ce ne siano) con le migrazioni che oggi interessano l’area del Mediterraneo e delle rotte Balcaniche.

È importante capire le motivazioni che hanno spinto Flaviano a scrivere questo libro; lui stesso ha riferito, intervistato al coworking Millepiani di Roma, che il motivo è la necessità di riuscire a raccontare questi temi con cognizione di causa, sapendo effettivamente di cosa si parla. Quello che finora non è stato ancora riferito è che il libro non è un’inchiesta giornalistica, bensì un diario di viaggio. Infatti, l’atto un po’ folle e molto coraggioso che ha fatto Flaviano è stato spedire dal Messico negli Stati Uniti il suo passaporto con la dicitura Unione Europea – Repubblica Italiana,12 centimetri per 8”, che ti permette di viaggiare in 171 paesi su 193. Da quel momento, Flaviano è diventato nessuno o meglio è diventato “Aymar Blanco, nato a Pucallpa, nel cuore dell’Amazzonia peruviana, da antiche discendenze basche…”. Aymar ha iniziato il suo viaggio verso il Sogno Americano insieme ad altre persone, ad altri migranti ad altri sogni su due piedi, rischiando la vita, venendo arrestato, soffrendo la fame, la sete, il freddo, il caldo, la montagna, la foresta, il deserto e infine il muro.

Il suo viaggio durato, fortunatamente “solo” 21 giorni, l’ha messo a contatto con il concetto e con la fisicità del confine, con il concetto e con la concretezza del tema della sopravvivenza, della solidarietà umana, ma anche della crudeltà di cui l’uomo è capace. Con il concetto e con la fisicità del muro, un muro che inizia nell’oceano a Tijuana e si allunga per 1200 km verso l’interno; un muro chiamato Muro Messicano, ma che in realtà è stato costruito dai civilissimi Stati Uniti, che non perdono occasione per scagliarsi contro chi vuole limitare la libertà del civilissimo popolo occidentale. Un muro che affonda per 2 metri sotto terra e che s’innalza per 4 metri dal suolo, costruito da 17 diverse imprese private americane, che ha al suo apice una rete di filo spinato con lame, il cui utilizzo in guerra è stato vietato dalla Convenzione di Ginevra, che tuttavia ha omesso di vietarlo anche per gli altri utilizzi “civili”.

Il libro di Flaviano, oltre ad essere un diario di viaggio è una denuncia forte e chiara sull’assurdità dei confini e ancora di più sull’assurdità dei muri e dello strumento del passaporto; un libretto, il cui possesso è determinato esclusivamente dalla fortuna che una persona ha di nascere in un posto piuttosto che in un altro. Lo stesso accordo di Shengen fu osteggiato dai suoi firmatari del Nord Europa, il Belgio, il Lussemburgo, la Francia e la Danimarca, per paura di essere invasi da Italiani, Greci e Spagnoli, ma cosi non è stato, perché se non si è costretti, potendo scegliere non tutti lascerebbero il proprio paese, gli amici e i parenti.

La stessa cosa vale per le migrazioni verso l’Europa dove, nonostante le guerre, l’ISIS e le false democrazie e repubbliche africane che uccidono ogni giorno centinaia di persone, l’invasione di cui tanto si parla e che si invoca per terrorizzare i cittadini europei, in realtà non esiste. Le persone che arrivano oggi in Europa, se avessero la possibilità di spostarsi liberamente, non graverebbero così come accade oggi, accalcate ai confini e costrette a vivere in condizioni ai limiti dell’umano. L’Europa, è abbastanza grande da accogliere dignitosamente e civilmente queste persone, senza levargli la dignità che con estrema fatica stringono con le unghie e con i denti.

Ancora una volta, lo strumento per leggere fenomeni come quello delle migrazioni, e crearsi un pensiero critico che sia personale, è la cultura a ogni livello, età e ceto sociale, promuovere la lotta all’ignoranza, attraverso la lettura, l’informazione, già all’interno delle scuole. Questa è la chiave per creare una generazione di persone consapevoli, con un senso critico e con gli strumenti adatti per esercitarlo; è necessario oggi parlare di migrazioni ai più piccoli, facendo innanzitutto riferimento alle origini di noi italiani ed europei, come popolo migrante. La generazione che ha vissuto quel periodo bellico e post-bellico, che ci ha fatto disperdere per il mondo, come tanti Aymar Blanco, in cerca di un futuro possibile, che il nostro paese, che addirittura il nostro continente non era in grado di offrirci in quel momento e che ci ha fatto viaggiare per kilometri, sopportando sofferenze, sfruttamenti e umiliazioni, fino a crescere, affermarci e diventare parte della classe dirigente dei paesi in cui eravamo emigrati. Sta succedendo la stessa cosa in Italia e in Europa con i migranti africani e asiatici che stanno arrivando oggi, e che con tanta determinazione cerchiamo di respingere. È bene parlare chiaro e da subito con i nostri figli, per far loro capire che le migrazioni, sono un fenomeno antropologico e fisiologico dell’umanità, che mai termineranno e che per questo non ha senso pensare a un futuro “a tinta unita”, perché il futuro del mondo è meticcio.

Elio Lobello

elio

Laurea Specialistica in Management e Consulenza Aziendale – Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro. Master II livello in Progettazione per lo Sviluppo Locale – Università di Bologna. Dal 2008 mi occupo di progettazione sociale e dal 2012 in particolare di progetti finanziati dall’Unione Europea in ambito sociale, cooperazione territoriale e impresa. Collaboro  con diversi enti profit e non profit quali: società di consulenza, Società Geografica Italiana ONLUS, Coop. Sociale Promidea, Coop. Sociale Atlante,  Centro Calabrese di Solidarietà.

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