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La pasionaria calabrese. Giuditta Levato nell’interpretazione teatrale di Tutto Esauriti

La lotta per un’agricoltura più giusta, sostenibile e rispettosa delle interdipendenze che legano i viventi si sostiene grazie a solidarietà che attraversano spazi e tempi. Queste solidarietà ci riconnettono con altre geografie del mondo; con gli uomini, le donne e le comunità che hanno lottato prima di noi. Mariangela Ricca racconta la vicenda politica di Giuditta Levato attraverso la rielaborazione teatrale proposta dalla compagnia “Tutto Esauriti”.

The fight for a fair and sustainable agriculture respectful of the interdependencies which link all humans could be sustained through a solidarity throughout time and space. These solidarities connect each others with other geographies in the world: with men and women and the communities which fought before us. Mariangela Ricca tells us the political history of Giuditta Levato and the elaboration of the  “Tutti Esauriti” theatrical company.

Il nome di Giuditta Levato probabilmente risulterà sconosciuto a molti: appartiene alla storia calabrese, al nostro passato non così tanto remoto. La storiografia la registra come prima vittima della lotta al latifondo in Calabria. La Storia ci riporta invece ad una figura femminile a tutto tondo: donna, moglie, madre, lavoratrice, attivista politica, femminista ante litteram. Una figura dunque poliedrica, che per le sue lotte a favore dei diritti dei braccianti agricoli della sua terra (in particolare della parità delle lavoratrici) e l’importanza sociale che da esse ne deriva, può essere facilmente paragonata alle figure progressiste contemporanee.

Nata nel 1915 da una famiglia contadina a Calabricata di Albi, terra di latifondi e di proprietari terrieri, oggi frazione del comune di Sellia Marina; la sua vita si intreccia con la Storia quasi per caso e per necessità pratica, durante la Seconda Guerra Mondiale. Come tante altre donne della zona, divenute in quegli anni unica forza lavoro e risorsa economica della famiglia, Giuditta Levato si ritrovò a sostituire gli uomini, partiti per il fronte, nei campi. In quel frangente iniziò a prendere coscienza della condizione di sfruttamento e di assoluta mancanza di tutele in cui versavano i braccianti agricoli e a maturare la consapevolezza della necessità improrogabile di un cambiamento.

Sarebbe potuta ritornare al suo ruolo di moglie e madre di due figli, finita la guerra, e invece scelse di prendere parte attiva nella lotta per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori. Si iscrisse al Partito Comunista per dare voce al senso di giustizia sociale, che da sempre la animava (come riportano le testimonianze documentate o tramandate oralmente) condividendone i valori dalla portata universale, contribuendo a fondare a Calabricata la prima sezione, e creando insieme agli altri contadini della zona la cooperativa e poi la lega contadina. Divenne portavoce e capofila delle lavoratrici manifestanti, nelle lotte violente che dal 1943 al 1950 circa, animarono la Calabria e videro contrapposti i braccianti ai possidenti in seguito all’attuazione del Decreto Gullo, il quale prevedeva la concessione delle terre ai contadini che riunendosi in appunto in cooperative le lavoravano. Nel 1946 durante uno di questi scontri, di Giuditta Levato fu uccisa all’età di 31 anni da un agrario della zona, Pietro Curia.

Alla sua memoria oggi sono dedicate piazze, vie, aule di edifici pubblici, monumenti. E tuttavia per comprendere il senso della sua biografia è necessario riflettere sul particolare contesto storico al quale essa appartiene, caratterizzato certamente dalla guerra ma anche da significative riforme e dalla forte spinta verso il rinnovamento sociale. In un periodo in cui l’economia del Paese era ancora basata sull’agricoltura e gli agrari, in virtù dei loro possedimenti, incarnavano l’élite sociale; la terra rappresentava una questione politica, piuttosto che una semplice fonte di ricchezza o l’unico mezzo sostentamento, a seconda che la si voglia considerare dal punto di vista dei proprietari o di coloro che la lavoravano. Il simbolo di uno status quo da difendere o la via attraverso la quale trovare il riscatto sociale.

In occasione del centenario della nascita, celebrato nei comuni di Albi e Calabricata l’estate scorsa, l’associazione teatrale e culturale “Tutto Esauriti” di Albi ha messo in scena la storia della pasionaria calabrese. Attiva da tre anni questa compagnia sperimenta forme di rappresentazione nuove e alternative e si prefigge di analizzare e raccontare, il più delle volte in stile ironico, le dinamiche sociali presenti e passate utilizzando il filtro del linguaggio teatrale. Lo spettacolo frutto di un lavoro di rielaborazione di fatti realmente accaduti, di consultazione di documenti dell’epoca e ispirato ai racconti sedimentati nella memoria collettiva locale, è ambientato in un luogo fuori dallo spazio e dal tempo, nel quale il personaggio di Giuditta si confronta e dialoga con altri personaggi storici e rivoluzionari di varie epoche, per poi calarsi nella narrazione dei fatti che hanno portato alla sua tragica morte. Non la messa in scena di un dramma privato ma una lettura in chiave moderna e metaforica del messaggio che la vita di Giuditta Levato racchiude: un messaggio che per la sua portata universale continua ad essere attuale nella riflessione antropologica, sociologica e in tema di democrazia.

Maria Angela Ricca

foto articolo

Dopo gli studi in Scienze della Comunicazione e una lunga e felice appartenenza alla città di Bologna, ho scelto ritornare in Calabria per lavoro. Negli anni del “riadattamento” ho maturato la convinzione che chi parte per la sua crescita personale debba ritornare, prima o poi in qualche modo e contribuire ad arricchire la propria terra d’origine. Sono socia fondatrice di due associazioni operanti nel contesto sociale e culturale di Catanzaro e della provincia. Appassionata di comunicazione nelle sue diverse forme, mi interesso di fotografia e teatro a livello amatoriale. Amo il viaggio, quello fatto di scoperte, incontri, occasioni di confronto e scambio con chi è diverso e altro, certa che ognuno di noi sia la sintesi delle esperienze che vive.

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