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Società Benefit: l’Italia in pole position

A few months ago MEETmagazine published a first article introducing the B Corps and the potential effects in the Italian entrepreneurial system in which the border between for-profit and non-profit is always more evanescent. Today we are going to tell about a further step, by analyzing the features of the “Società Benefit”, just introduced by the “Stability Law 2016”. How the Benefit Society will be implemented? what obligations are arising? what advantages to benefit from? What points still uncertain?

Qualche mese fa MEETmagazine aveva già parlato dell’evoluzione che l’istituzione della BCorp all’italiana avrebbe potuto rappresentare per le imprese profit che hanno un impatto sociale e per le non-profit che avrebbero bisogno di minori vincoli per poter decollare. Oggi, raccontiamo un altro passo avanti rispetto a quel primo articolo del 21 Dicembre 2015, andando ad analizzare le caratteristiche delle “società benefit” introdotte nell’ordinamento italiano dalla legge di Stabilità 2016; come possono essere implementate, gli obblighi in capo alle società che decideranno di diventare Benefit, quali vantaggi questa scelta può determinare e quali sono i punti ancora in sospeso. 

La società benefit è trattata all’interno della Legge di Stabilità 2016 ai commi dal 376 al 384 dell’art.1, ed è identificata come la forma giuridica che può essere adottata dalle società che perseguono nell’esercizio di una attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili fra i soci (quindi allo scopo di lucro, così come definito dall’art. 2247 del Codice Civile), “una o più finalità di beneficio comune e di operare in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni e attività culturali e sociali, enti ed associazioni ed altri portatori di interesse”. Con questa legge l’Italia si pone addirittura come leader in Europa in ambito legislativo in quanto è il primo paese che va oltre lo standard americano ideato da BLab, dando la possibiiltà di includere il beneficio comune perseguito fra gli scopi sociali della stessa.

Un esempio di società benefit è Kickstarter il colosso americano del crowdfunding, il cui CEO Yancey Strickler afferma “there’s not down side to it. You’re just aligning your intention, the philosophy of your business, around a public good. That’s something every company can do.”

Scorrendo i successivi commi dell’articolo 1 si capisce cosa significa all’atto pratico essere una società benefit, in particolare:

  •  “Le finalita’   di   cui   al   comma   376   sono   indicate specificatamente nell’oggetto sociale della societa’ benefit…” art.1 comma 377;
  • art.1 comma 378, sono indicate le definizioni di:
    • “beneficio comune”: il   perseguimento,   nell’esercizio dell’attivita’ economica delle societa’ benefit, di uno o piu’ effetti positivi, o la riduzione degli effetti negativi, su una o piu’ categorie di cui al comma 376,
    • “altri portatori di interesse”: il soggetto o i gruppi di soggetti coinvolti, direttamente o indirettamente, dall’attivita’ delle societa’ di cui al comma 376, quali lavoratori, clienti, fornitori, finanziatori, creditori, pubblica   amministrazione   e societa’ civile;
    • standard di valutazione esterno: le modalità e i criteri di cui all’Allegato 4 della Legge 208/2015 (Legge di Stabilità 2016) che devono essere obbligatoriamente utilizzati per la valutazione dell’impatto generato dalla società benefit in termini di beneficio comune;
    • aree di valutazione: le modalità e i criteri di cui all’Allegato 4 della Legge 208/2015 che devono essere obbligatoriamente utilizzati per la valutazione dell’impatto generato dalla società benefit in termini di beneficio comune.

Nei successivi commi dal 379 al 382 sono invece specificati gli obblighi, riassunti di seguito:

  • indicazione nell’oggetto sociale (modificando l’atto costitutivo e/o lo statuto e tali modifiche vanno depositate, iscritte e pubblicate nel Registro delle Imprese secondo quanto previsto dagli artt. 2252, 2300 e 2436 c.c. per i vari tipi di società) del beneficio comune che si intende perseguire;
  • essere amministrata in modo da bilanciare l’interesse dei soci (shareholders), il perseguimento delle finalità di beneficio comune, nonché gli interessi degli stakeholders di cui sopra
  • individuare il soggetto o i soggetti responsabili cui affidare funzioni e compiti volte al perseguimento delle finalità di beneficio comune;
  • redigere annualmente una relazione da allegare al bilancio relativa al perseguimento delle finalità di beneficio comune.

Dagli allegati 4 e 5 alla legge è possibile apprezzare le caratteristiche dello standard di valutazione esterno di perseguimento del beneficio comune e le aree di valutazione.

È importante segnalare all’ultimo comma il 384 che “la società benefit che non persegua le finalità di beneficio comune è soggetta alle disposizioni di cui al decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 145, in materia di pubblicità ingannevole e alle disposizioni del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato svolge i relativi compiti e attività, nei limiti delle risorse disponibili e senza nuovi o maggiori oneri a carico dei soggetti vigilati”. Tuttavia, la norma non ha attribuito poteri di vigilanza al Governo rispetto al raggiungimento dei benefici attesi da parte dell’impresa e non è richiesto alla società benefit che la relazione annuale sia oggetto di audit o venga certificata da una terza parte.

Da quanto fin qui detto, potrebbe apparire che la scelta di adottare questa forma giuridica rappresenti solo un costo per un’impresa, in realtà questo è quanto si può pensare solo ad una prima e superficiale analisi. Infatti, l’introduzione di uno o due benefici comuni (ambientali, sociali, ecc), che già di fatto la società persegue, da una parte punta a riconoscerle un valore (aggiunto), che non tutti hanno e al quale sempre più clienti sia business che privati fanno attenzione; questo vantaggio permette all’azienda dunque di collocarsi in una posizione di high-end market rispetto ai competitors, che in un mercato sempre più sofisticato e attento fa decisamente la differenza.

Ad oggi sono 12 le imprese italiane che negli anni sono riuscite ad ottenere la certificazione BCorp secondo lo standard statunitense, e probabilmente saranno anche le prime ad assumere la nuova forma giuridica; anzi in realtà cinque di loro hanno già adottato la forma Benefit, si tratta di: D-Orbit (sicurezza spaziale) Dermophisiologique (cosmetica), Nativa (consulenza), Croqqer.it (piattaforma di scambio del tempo a pagamento o gratuitamente) e Mailwork (piattaforma per la riqualificazione degli edifici con energia rinnovabile). Le prime tre di queste erano per altro già certificate BCorp.

Resta in ogni caso da valutare da qui ad almeno 5 anni (se non di più) l’effettiva implementazione della legge (se ad esempio saranno introdotte agevolazioni fiscali ora non previste, per favorirne lo sviluppo) e l’effettivo impatto su un sistema complessivo in cui il confine fra profit e non-profit sempre più sfumato e le spinte per il cambiamento sono sempre più forti e necessarie.

Occorrerà inoltre cercare di capire, soprattutto sul non-profit, oggetto di una riforma che proprio in questi giorni è al Senato, quali saranno i concreti risvolti di questa nuova opportunità. Proprio sul Terzo Settore si scontrano ragionamenti di principio in alcuni casi ormai del tutto superati nella vita operativa delle imprese con altri aspetti legati a caratteristiche peculiari del non-profit che sarebbe forse il caso di non snaturare eccessivamente (vedi la distribuzione degli utili, che rappresenta una caratteristica distintiva fondamentale dell’approccio all’impresa di tipo sociale).

Elio Lobello

elio

Laurea Specialistica in Management e Consulenza Aziendale – Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro. Master II livello in Progettazione per lo Sviluppo Locale – Università di Bologna. Dal 2008 mi occupo di progettazione sociale e dal 2012 in particolare di progetti finanziati dall’Unione Europea in ambito sociale, cooperazione territoriale e impresa. Collaboro  con diversi enti profit e non profit quali: società di consulenza, Società Geografica Italiana ONLUS, Coop. Sociale Promidea, Coop. Sociale Atlante,  Centro Calabrese di Solidarietà.

 

 

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