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Emporio Solidale: la comunità si rigenera

Social innovation has several way to express itself, the Emporio Solidale is one of these cases. It is a way for the local community to be resilient and to help its members at risk of social exclusion and to avoid that people with economic difficulties ends in the hand of the criminal organizations acting as an alternative form of State, especially in the contexts where the community relationships are more fragile. 

L’innovazione sociale ha diverse facce, quella di cui raccontiamo oggi ha il volto della comunità che si mobilita a favore dei suoi membri più sfortunati che versano in condizioni di difficoltà economica, che spesso degenera nell’esclusione sociale, fino nei casi più gravi a finire nelle trame di quelle organizzazioni criminali, di quello Stato alternativo che regna dove i fili della comunità sono più consumati.

La storia che raccontiamo si svolge a Parma, ma questo è solo un esempio dei vari casi nati a livello nazionale di quello che è chiamato Emporio Solidale.

Qual è innanzitutto la funzione dell’emporio solidale? È un’iniziativa che nasce dal basso, come reazione della società civile fatta di associazioni di volontariato e promozione sociale, dei centri servizi per il volontariato e di tutte le realtà attive a livello locale, per sopperire all’ormai insufficiente sistema di welfare italiano. Si contano in 60.000 le famiglie in difficoltà in Italia, con aree di povertà diverse da regione a regione (con la Calabria in testa alla classifica fra le regioni più povere d’Italia). L’Emporio Solidale in questo contesto agisce su due livelli, da una parte quello di fornire un aiuto di tipo materiale alle persone che vi accedono, agendo sulla povertà alimentare, sulla forte difficoltà delle persone di avere tre pasti regolari al giorno. D’altra parte l’Emporio Solidale ha anche una funzione fondamentale nella ricostruzione di quei legami sociali, di fornire occasioni di ascolto e di reinserimento delle persone che beneficiano dei suoi servizi, attraverso percorsi che mettono insieme le associazioni, le imprese del territorio e in alcuni casi i servizi sociali locali.

I locali ricordano quelli di un normale supermarket, si tratta di spazi anche molto colorati ed accoglienti, garantendo la dignità degli utenti, sono allestiti spazi di ascolto e di orientamento gestiti dalle associazioni locali, e sono favorite le occasioni di socializzazione fra gli utenti finalizzate alla ricostruzione dei legami e delle conoscenze.

CSVNet, il coordinamento che riunisce i Centri Servizi per il Volontariato in Italia è promotore di questo tipo di iniziative con una attenzione particolare anche a diffondere la consapevolezza contro lo spreco alimentare. Infatti, questo è uno degli effetti prodotti dai vari esempi di Emporio solidale presenti in giro per la penisola, come nel caso di Trentino Solidale, che ha raccolto oltre 7mila kg di cibo recuperato ogni giorno, producendo un risparmio economico di più di 2 milioni di euro.

Durante un convengo tenuto ad Expo Milano viene segnalato da Stefano Tabò, presidente CSVnet che “Le sessanta realtà che abbiamo censito, presenti in 16 regioni, ci dimostrano come il fenomeno degli empori solidali abbia assunto una dimensione nazionale. La corresponsabilità è un motivo trainante e una caratteristica del modo con cui si vuole, in questo caso, rispondere a un bisogno antico, che però si manifesta in modalità nuove, cioè quello del bisogno alimentare, affermando un approccio che vuole preservare la dignità delle persone che ricevono aiuto. Non si tratta solo di tamponare ma di intervenire per risolvere le cause di indigenza che in questi anni sono cresciute in modo esponenziale. Quindi in questo senso l’emporio è anche un luogo di facilitazione al contatto con chi agisce in questo segmento specifico.”

Nel caso dell’Emporio di Parma, visitando il sito internet , che rappresenta uno strumento essenziale per la comunicazione e quindi per garantire la sostenibilità del progetto, si legge che sono attualmente attive 7000 tessere (strumento attraverso il quale vengono attribuiti i punti che consento di fare la spesa presso l’Emporio), corrispondenti a 2.053 persone. L’accesso non è riservato solo agli italiani, infatti l’Emporio può rappresentare una ulteriore forma di integrazione con i cittadini stranieri presenti sul territorio cittadino. Gli italiani rappresentano il 32% dunque, ma le nazionalità che afferiscono all’Emporio sono in tutto 52, con una prevalenza di nuclei del Nord Africa e dell’Est europeo, in linea con il dato medio provinciale. A testimonianza del fatto che l’Emporio non vuole solo fare pura assistenza, ma contribuire al reinserimento attivo delle persone che ne beneficiano, i dati forniti dall’Emporio Solidale di Parma sono di 150 esperienze di famiglie accolte che nel corso di un anno, hanno riacquistato una autonomia economica. La loro tessera sarà ceduta ad altre famiglie in lista d’attesa.

La struttura gestita quasi totalmente da volontari (ad eccezione di un unico dipendente incaricato del coordinamento), sovrintende a diversi ambiti, a partire dalla raccolta degli alimenti da supermarket, in qualche caso dai ristoranti e dai piccoli negozi che conferiscono il loro surplus di merce, passando per la gestione dei volontari (Emporio solidale Parma ha ad oggi 50 volontari che si alternano nella gestione dei vari aspetti), e per il fundraising che consente la sostenibilità economica dell’Emporio stesso. Le fonti di finanziamento sono varie, dai contributi delle Fondazioni locali che per lo startup hanno avuto un ruolo importante, fino al contributo dei singoli cittadini con il 5X1000 o donando una spesa attraverso il sito internet.

Come già accennato, gli empori solidali si stanno diffondendo su tutto il territorio nazionale, ed anche in Calabria ne esistono due; no dei quali a Lamezia gestito dalla Caritas Diocesana e uno a Crotone costituito da un gruppo di associazioni e con il supporto del Comune.

Le condizioni di operatività in tali contesti sono ovviamente diverse rispetto agli empori del Nord, perché non esistono fondazioni locali che supportano l’attività di tali spazi e i Comuni non hanno la forza di finanziare appieno l’attività. Occorrerà dunque imparare, confrontandosi con chi ha già esperienza, a sovrintendere agli aspetti di fundraising che sicuramente possono contribuire alla sostenibilità di questi presidi di inclusione sociale e di welfare “di comunità”.

Proprio in quest’ottica, si sta muovendo un coordinamento di associazioni di Catanzaro, su iniziativa del Centro Servizi per il Volontariato, di Libera Catanzaro e con il contributo di MEET Project stessa e di una serie di altre organizzazioni locali che hanno incontrato in un dibattito dal titolo “Dallo spreco ai bisogni” durante la giornata del Volontariato svoltasi il 14 maggio, esponenti del CSV e dell’Emporio Solidale di Parma, oltre che del Banco Alimentare, per un momento di confronto e di apprendimento su come avviare, anche sul territorio catanzarese, un’esperienza di cui il bisogno è ormai lampante e conclamato.

 

Elio Lobello

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