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Un’esperienza di scambio e di crescita comune

Visita del Movimento de Mulheres Camponesas del Brasile in Italia Un’esperienza di scambio e di crescita comune

Il Movimento de Mulheres Camponesas è un movimento di donne, attivo da oltre trenta anni in quasi tutti gli stati del Brasile. Attualmente le sue lotte principali si concentrano sulle pratiche agroecologiche: il recupero di semi contadini, la produzione biologica, la valorizzazione dei saperi dell’esperienza, l’uso delle piante medicinali per la costruzione di un’agricoltura fondata sull’autonomia contadina e la sovranità alimentare. Dal 5 al 25 maggio il Movimento de Mulheres Camponesas del Brasile è stato accolto per la prima volta in Italia. In particolare Lucimar Roman, Zenaide da Silva e Ivanete Mantelli, coordinatrici del movimento provenienti dallo stato di Santa Catarina, hanno realizzato incontri e laboratori a Verona, Venezia, Padova e Limone sul Garda. La loro visita è culminata con la partecipazione al convegno internazionale “Connessioni decoloniali. Pratiche che ricreano convivenza”, che si è tenuto all’Università di Verona dal 19 al 21 maggio.

Quali sono le ragioni del vostro viaggio in Italia?

Siamo state invitate dal Laboratorio Connessioni Decoloniali dell’Università di Verona per partecipare al convegno internazionale “Connessioni decoloniali. Pratiche che ricreano convivenza”. L’invito è arrivato attraverso la mediazione di Mariateresa Muraca, una ricercatrice che alcuni anni fa abbiamo ospitato nelle nostre case per circa sei mesi per la realizzazione di una ricerca dottorale, centrata sullo studio delle pratiche pedagogiche del nostro movimento. Da allora noi e Mariateresa ci siamo incontrate diverse volte in Brasile e quest’anno siamo riuscite ad organizzare un viaggio in Italia.

Qual è stata la vostra impressione dell’Italia?

Era la prima volta che facevamo un viaggio intercontinentale, due di noi non avevano mai preso un aereo. Perciò si è trattata di un’esperienza unica nella vita, un’esperienza che racconteremo alle nostre nipotine. Siamo state impressionate dall’architettura e dall’arte, allo stesso tempo abbiamo dovuto rivedere alcune idee che avevamo sull’Italia: per esempio abbiamo appreso che esiste molta disoccupazione, soprattutto giovanile, e che la realtà sociale è molto più complessa di quanto immaginavamo.

Cosa ha significato per voi prendere parte al convegno internazionale “Connessioni decoloniali. Pratiche che ricreano convivenza”?

Il convegno internazionale è stato proposto da ricercatrici che vivono nella stessa casa: Rosanna Cima, Mariateresa Muraca, Maria Livia Alga, Sara Bigardi. Ciò che ci ha colpito maggiormente è stato il clima di scambio e di aiuto reciproco su cui si è basata l’organizzazione dell’evento. Tante persone hanno collaborato nelle più svariate forme: cucinando durante i giorni del convegno, ospitando le relatrici e i relatori, realizzando attività preparatorie di autofinanziamento. In questo modo è stato possibile realizzare con poche risorse un incontro impegnativo, che ha contato sulla partecipazione di gruppi provenienti da differenti regioni d’Italia e del mondo.

Qual è la cosa più importante che vi riportate in Brasile dopo il viaggio in Italia?

Abbiamo vissuto degli scambi intensi, abbiamo imparato molte cose insieme alle persone che abbiamo conosciuto. Ripartiamo ancora più convinte della necessità di organizzarsi, resistere e lottare. Sicuramente torneremo dal nostro movimento con molte proposte per dare continuità a questo processo di costruzione condivisa del sapere.

In che modo questa esperienza in Italia vi ha confermate nella vostra lotta?

Per noi è stato molto importante ascoltare l’esperienza della ong senegalese ‘Ndem, che come noi è impegnata nella lotta per l’agroecologia. Gli ospiti di ‘Ndem presenti al convegno ci hanno raccontato delle difficoltà che incontrano nel praticare l’agricoltura ecologica in condizioni climatiche avverse. Siamo state colpite dalla loro capacità di arrestare il deserto, costruendo una comunità di villaggi basata sulla convivenza tra esseri umani e ambiente. Inoltre abbiamo guadagnato forza dall’incontro con tante persone e gruppi che hanno manifestato un autentico interesse per la nostra lotta: nel corso dei venti giorni in cui siamo state ospitate in Italia, attraverso i laboratori e i seminari che abbiamo realizzato, siamo entrate in relazione con più di 300 persone.

Mariateresa Muraca

muraca

 

Intervista a: Zenaide da Silva, Ivanete Mantelli, Lucimar Roman

 

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