13
Feb

Del sorriso e del dolore

Da oggi vi raccontiamo #NOstoI: storie di viaggi dall’arrivo incerto 

Storie di partenze, di distacco, di perdita. Storie di allontanamento da sé e dalle cose più care. Storie che sono occhi e mani che si riconoscono e si accolgono. Storie che costruiscono insieme nuove case. Storie di incontri. Storie di ritorni. 

Sono passati 4 anni dalla mia esperienza lavorativa al C.A.R.A. di Crotone per il progetto Nautilus col quale tracciavo profili migratori. All’ingresso del mio primo giorno di lavoro fui travolta dai sorrisi degli ospiti del centro. Dentro il CARA c’erano dei campi di calcio e pallavolo, quando giocavano vedevi quelle persone dimenticare i loro guai e pensare solo a fare un punto. Da un altoparlante venivano detti i nomi delle persone che avevano ricevuto la risposta della commissione. Con la mano alzata indicavano il numero degli anni in cui poteva rimanere in Italia,  gli anni concessi per riprovare: ritenta sarai più fortunato. Un giorno nel mio ufficio entrò un giovane aveva bisogno di informazioni e andando via dimenticò il suo modello C3. Lessi per caso che la sua famiglia era stata trucidata, lui era stato torturato più volte, la descrizione era dettagliata. Il solo documento  fu un trauma per me e forse solo dopo averlo letto iniziai a capire dov’ero. Quando incontravo quel ragazzo gli chiedevo se potevo fare qualcosa per aiutarlo, lui ringraziava e sorrideva. Guardando le cicatrici sul suo volto e sulle braccia mi chiedevo e quelle? Poi un giorno gli diedero un biglietto di sola andata per Roma, il suo tempo di grazia al cara era finito, non l’ho più visto. In quei nove mesi: ho sentito parole di sincero razzismo, ho giocato con bambini senza parlare la stessa lingua, ho visto le opportunità speculative che l’accoglienza può fornire, mi è stata indicata la Prostituzione, ho tenuto corsi sui diritti e doveri, ho interferito in qualche maltrattamento e poi tutto è finito non dovevo più “tracciare profili migratori”. Ancora oggi quando penso a quel periodo e a quelle persone mi rivolgo ai miei ricordi con reverenzialità. Quel ragazzo mi ha insegnato che il sorriso è dignità, che nei modelli c3 ci sono le vite delle persone, che la voglia di vivere è forza, che l’accoglienza dovrebbe essere un diritto ma soprattutto ho imparato a condividere un dolore attraverso il sorriso che è un qualcosa che unisce le persone per sempre.

#IStaywithTheRefugees

Barbara Rosanò

barbara rosano

Laureata in Scienze della Comunicazione all’Università di Roma La Sapienza. Ho curato diverse campagne di comunicazione ed eventi  sia a Roma (V Municipio di Roma, FPP, Fatebenefratelli ONLUS, Save the Children)  che nel Catanzarese (Centro Polivalente per i Giovani di Catanzaro, Cooperativa Eureka). Sono presidente dell’associazione Kinema con la quale sto realizzando i documentari “Sanus Egredieris” e “Il nato due volte“. Dopo aver lavorato presso il C.A.R.A. di Crotone,  ho conseguito il diploma in Mediazione Interculturale.  Attualmente mi occupo anche di coordinamento e grafica.

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