10
Mar

#NOstoI: CORSO DI ALTA UMANITÁ

#NOstoI: storie di viaggi dall’arrivo incerto 

Storie di partenze, di distacco, di perdita. Storie che sono occhi e mani. Storie che costruiscono insieme nuove case. Storie di incontri. Storie di ritorni. 

Il ritorno a Sud era carico di contraddizioni e di paure, l’inverno era stato lungo e sofferto: sono avvocato, ma non mi ci sento –pensavo- e la ricerca di concorsi che non arrivano mi sta stancando.

Ma la primavera già portava con sé le sue gemme. A marzo trovo nella mia casella mail la locandina di un corso, con relativa proposta a partecipare da parte di un amico ricercatore: “Corso di alta formazione per operatori legali specializzati in protezione internazionale” a cura dell’Università della Calabria.

Di colpo riemerge un piacevole ricordo dell’esame di diritto internazionale, uno di quelli che più mi avevano aperto la mente: più ragionamento che nozioni, più analisi di realtà complesse che risposte univoche. Il prof era un po’ fuori dai binari, grazie a Dio. Tutti si lamentavano del fatto che il corso e il testo fossero poco afferrabili ( il giurista ha la sindrome del codice, si sa), io ci sguazzavo con naturalezza e benessere.

Scorro la locandina sugli obiettivi, sulle modalità, numero di ore, costi. Argomenti interessanti, equipe di docenti qualificati e di respiro nazionale – editorialisti di Limes, giudici, operatori del settore, avvocati dell’ASGI specializzati sull’immigrazione, professori universitari -.

Un lampo, un guizzo di entusiasmo, una di quelle cose che già hai deciso, ma ti serve la conferma razionale per evitare di impelagarti nell’ennesima perdita di tempo (oggi ti parcheggiano e ti parcheggi ovunque, pur di aggirare le falle del mondo del lavoro).

Chiedo informazioni, consulto un amico già attivo nell’ambito, mi iscrivo. Inizio quest’altro tentativo di ricerca della mia specifica strada, per personalizzare meglio la mia vocazione al servizio della persona, senza buttare all’aria dieci anni di studio tra laurea, specializzazione post-lauream e abilitazione.

I tre mesi successivi mi hanno aperto nuovi orizzonti, caricato di speranza, formato sulla bellezza ma anche sulle disfunzioni del nostro sistema di accoglienza; mi hanno reso consapevole delle difformità tra la teoria e le prassi, della complessità di percorsi che devono conciliare le regole con le sofferenze e le attese di chi arriva.

Perché chi lavora nell’ambito e vuole aiutare un migrante deve incanalare la vita di quest’ultimo su un binario che gli consenta di essere “regolare” (meglio, regolare si auspica essere la sua presenza sul territorio dello Stato, non di certo la sua persona, che “regolare” lo è senza il consenso di uno Stato), ma con la delicatezza e gli scrupoli di chi sa di non esserne padrone e tuttavia di “condizionarne” in qualche misura il prossimo futuro.

Il lavoro in aula ha delineato l’importanza dell’operatore legale che accompagna gli ospiti dei centri nel percorso di richiesta di protezione e nella ricostruzione delle loro storie, sempre in ottica di collaborazione e coordinamento con le altre figure coinvolte nell’equipe delle strutture; il confronto sulle ipotesi concrete ha poi favorito la condivisione di informazioni e competenze, in un settore che, più di altri, vive di reti, di buone pratiche e di relazioni positive e in cui la riuscita del sistema dipende anche dalla circolazione delle conoscenze e delle pratiche virtuose, magari isolando chi sulla pelle dei migranti e sulla scia dello stato emergenziale specula.

I colleghi del corso avevano sensibilità e dinamismo da cui imparare e da cui ho imparato, persone che come me vivono l’incertezza di questo tempo e ciò nonostante non smettono di credere in una realtà più equa, facendosene concreti fautori

La discussione degli elaborati finali, poi, è avvenuta in una splendida e rovente Riace, dove le mamme africane, con i bambini avvolti sulle spalle, vanno a lavorare nelle botteghe artigiane con le donne del luogo.

Finito il corso, ecco l’incontro con MEET Project, ecco Impresa MEETiccia. Il resto lo stiamo vivendo.

Claudia Foresta

Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna e abilitata per la professione di avvocato. Ho frequentato il Corso di Alta Formazione realizzato presso l’Università della Calabria per Corso di Alta Formazione “OPERATORI LEGALI SPECIALIZZATI IN PROTEZIONE INTERNAZIONALE” e attualmente mi occupo delle attività di animazione presso i centri d’accoglienza e di animazione giovanile.

Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna e abilitata per la professione di avvocato.
Ho frequentato il Corso di Alta Formazione realizzato presso l’Università della Calabria per Corso di Alta Formazione “OPERATORI LEGALI SPECIALIZZATI IN PROTEZIONE INTERNAZIONALE” e attualmente mi occupo delle attività di animazione presso i centri d’accoglienza e di animazione giovanile.

 

 

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