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Apr

#NOstoI: Diventare meticcio

#NOstoI: storie di viaggi dall’arrivo incerto 

Storie di partenze, di distacco, di perdita. Storie che sono occhi e mani. Storie che costruiscono insieme nuove case. Storie di incontri. Storie di ritorni. 

La mia migrazione di ritorno, in Calabria, è stata segnata non solo dall’instabilità tipica di un trasloco, dall’abbandono di quello che con fatica hai costruito in un contesto che prima non ti apparteneva e poi senti invece come parte di te, ma anche da un radicale cambio di visione della quotidianità e dei suoi protagonisti.

Questa migrazione in realtà è iniziata prima a livello psicologico, quando nel 2015, durante un inverno romano è nata l’associazione MEET Project e mi sono riavvicinato a temi come la disabilità, l’immigrazione e le politiche giovanili. Un anno di iniziative pubbliche su queste tematiche è servito a ricostruire rapporti e relazioni con la mia città. Tuttavia la mia personale rivoluzione, tuttora in corso, è avvenuta quando le persone e le situazioni di cui parlavo le ho conosciute più da vicino.

Conoscere le storie, le facce, avere fra i contatti i numeri di telefono di Abdul Malik, di Mohamed, di Ehsan, di Alì ed essere consapevole che oltre delle guerre, delle carestie, delle persecuzioni e dei cambiamenti climatici, sono anche vittime della burocrazia che li tiene imprigionati in un limbo che tutto fa tranne fornire loro una nuova autonomia e una reale alternativa di vita, mi ha letteralmente devastato.

Il lavoro che si fa su stessi quando si diventa operatore del sociale e, nel mio caso specifico, operatore all’interno di un centro d’accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati è enorme e, per infondate e irrazionali che siano, è necessario fare i conti con le proprie paure e i propri pregiudizi, pronti dietro l’angolo a ricordati che non ne sei immune.

Poi si inizia ad essere ipercritici verso l’Europa, il Governo, gli Enti Locali, gli enti gestori…tutti insomma! Il termine stesso “gestione” mi sembra inappropriato a volte. Rispetto al fenomeno migratorio in particolare, parto dal presupposto che ognuno dovrebbe poter andare ovunque nel mondo e il fatto che ci sia qualcuno che gestisce questo fenomeno, e che io mi trovi nella parte del mondo che ha la possibilità di muoversi più liberamente di quell’altra parte che invece viene “gestita”…non mi fa sentire esattamente a mio agio.

Ho visto dall’interno le debolezze del sistema di accoglienza, ma anche l’abnegazione di alcuni operatori sociali, che hanno praticamente messo da parte la propria vita per dedicarsi agli altri,  e poi l’arroganza di persone totalmente ignare del proprio ruolo e delle responsabilità di cui sono investite dovendo lavorare a contatto con persone, per la maggior parte estremamente fragili.

Ho conosciuto il mercato dell’accoglienza, l’ipocrisia dell’integrazione e la miopia, anche dei migliori, per i quali l’assistenzialismo sembra essere sempre la via prediletta per l’aiuto.

Vivendo a contatto con alcuni operatori dell’accoglienza ci si accorge poi delle enormi difficoltà di chi onestamente fa questo lavoro, incastrato fra ritardi dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, i compromessi, le difficoltà di gestire un’attività d’impresa e comunque la necessità di dover andare avanti, di dover offrire un servizio indispensabile.

Penso di dover vedere ancora molte cose del mondo del sociale e che tanti errori mi aspettano e tante delusioni, ma penso anche che la spinta a continuare non manca, in particolare quando si lavora in cooperativa.

Insieme ai miei soci e amici della cooperativa MEET Project abbiamo da alcuni mesi avviato un progetto di valorizzazione delle competenze dei richiedenti asilo e rifugiati presenti un centro di prima accoglienza della provincia di Catanzaro. Dopo un mese di attività con diversi ragazzi abbiamo individuato 3 di loro che seguiremo in un percorso di sviluppo personale e di formazione per l’avvio d’impresa. Alì, Sadarat e Salah saranno i primi tre richiedenti asilo a seguire il percorso che il progetto di Impresa MEETiccia. Magari nessuno di loro diventerà imprenditore, ma penso che almeno avranno aperto una finestra su una parte nuova della loro vita, una volta fuori dal limbo del centro d’accoglienza.

elio lobello

Elio Lobello

Socio fondatore – Progettista

Laurea Specialistica in Management e Consulenza Aziendale – Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro. Nel 2011 conseguito il Master II livello in Progettazione per lo Sviluppo Locale – Università di Bologna e nel 2017 conseguo il Master di II livello in Gestione d’Impresa Cooperativa – Università Roma Tre.

Dal 2008 mi occupo di progettazione sociale e dal 2012 in particolare di progetti finanziati dall’Unione Europea in ambito sociale, cooperazione territoriale e impresa. Collaboro con diversi enti profit e non profit quali:  Società Geografica Italiana ONLUS, Coop. Sociale Promidea, Coop. Sociale Atlante,  Centro Calabrese di Solidarietà, Centro Europeo per il Turismo, Sport e Spettacolo.

 

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