18
Apr

Explora: l’educazione non formale che genera innovazione sociale

Speaking about the social innovation, we had the opportunity to interview Patrizia Tomasich, President of the cooperative which manage the first private not for profit Children Museum in Italy. Explora is located in Rome and is a concrete example of what social innovation is and how non formal education and culture could be made mainstreamed also thanks to the contribution of the European programmes.

Per parlare di un’impresa innovativa, un’impresa cooperativa innovativa e a forte impatto sociale, vi portiamo a Roma a conoscere un’esperienza che faceva innovazione sociale quando ancora in Italia il dibattito su questo tema non esisteva o non era ancora mainstream.

Abbiamo intervistato Patrizia Tomasich Presidente del Museo dei Bambini Società Cooperativa Sociale Onlus che gestisce EXPLORA. Si tratta di una cooperativa di produzione e lavoro di tipo A, a maggioranza femminile nata nel 1998, con l’obiettivo di avviare e gestire una struttura che avesse come target i bambini e la loro educazione non formale attraverso il gioco.

Il museo si trova in via Flaminia 22 a pochi metri da Piazza del Popolo e Patrizia ci accoglie nel bar al piano terrà di questo stabile che lo ospita, che sempre per rimanere attuali sul tema dell’innovazione sociale, è una struttura pubblica, che precedentemente era l’ex deposito tranviario. Da tempo versava in stato di abbandono finché nel 1998, fu concesso alla cooperativa per avviare i lavori che lo avrebbero trasformato nel Museo dei Bambini Expolora. Dopo 4 anni di lavori nel 2001 Explora finalmente apre le sue porte, si tratta del primo Museo per Bambini privato e not for profit in Italia.

Patrizia quali sono le origini di Explora?

Il progetto nasce prima come associazione nel 1994, finché quando nel 1998 anche per avviare la raccolta fondi necessaria per finanziare l’avvio del museo, è stato necessario che assumessimo una forma giuridica più adeguata. Partimmo con 9 soci e raccogliemmo 3 milioni di euro.

Considera che ci siamo ispirati sul modello dei children museum americani, che ci hanno anche aiutato con un kit di avvio e diverse telefonate per ulteriori consigli (a proposito di sharing economy). Mentre per quanto riguarda il modello fisico ci siamo ispirati a Eureka il più grande museo dei bambini in Europa che si trova ad Halifax vicino Londra. Abbiamo messo insieme il modello di fattibilità economica americano e la struttura fisica europea, abbiamo preparato un business plan e abbiamo proposto noi il progetto al Comune di Roma, che alla fine dopo una serie di incontri ci ha concesso questo spazio.

Perché avete scelto proprio questo ambito e come si è sviluppata l’idea?

L’idea è venuta a me perché avevo avuto un figlio, in Italia questo non esisteva ancora quindi ho iniziato con amici e familiari e poi la squadra a poco a poco si è ingrandita, l’architetto che si è appassionato al progetto e altri che sono entrati in contatto con noi, anche solo perché passavano e incuriositi dal cartello all’esterno venivano a chiedere informazioni su come poter collaborare. Gestiamo tutto all’intero, dalla progettazione degli allestimenti, alla grafica, alla progettazione europea e nazionale, ecc. Attualmente siamo 22 soci e 12 dipendenti e tanti di questi a breve diventeranno soci, di solito c’è sempre un periodo di prova e poi ognuno decide se richiedere di diventare socio.

Quali sono dunque le attività che realizza oggi Explora?

Sono varie, vanno dalla didattica, alle visite, che rappresentano una parte importante dalle entrate (100.000 ingressi all’anno, ingresso 8€), poi ci sono le attività per le scuole (sono 20.000 circa le visite delle scuole, che quest’anno sono un po’ calate per la paura di attentati terroristici), formazione per gli insegnanti, i laboratori per famiglie. I temi che trattiamo sono: l’educazione ambientale, educazione digitale, lo stimolo della creatività, il coding.

Le attività formative per gli insegnanti sono di tre tipi: bisogni educativi speciali, metodologie innovative e workshop e sono in genere attività che offriamo gratuitamente, nel senso che o reperiamo degli sponsor oppure le facciamo noi perché formare le insegnanti per noi è importante, vuol dire dare un esempio positivo, per cui decidiamo di investire. È qualcosa che serve anche a noi, perché in alcuni casi i corsi li realizziamo direttamente, ma in altri casi invitiamo esperti esterni e ci formiamo anche noi.

Utilizziamo anche i progetti europei per la formazione come Erasmus+, anche se ora c’è molta più competizione di un tempo, soprattutto in H2020 perché dentro ci sono grosse imprese che con questo programma finanziano attività di ricerca. Prima lavoravamo molto con Lifelong Learning Programme e ora con Erasmus KA1. Per noi comunque anche la certificazione ISO che abbiamo conseguito la prima volta nel 2007 è formazione, ci aiuta molto ad operare con ordine, a darci scadenze, a fare programmazione.

Quanto sono importanti i finanziamenti di privati per le vostre attività?

Molto importanti, abbiamo fatto progetti grazie a fondi provenienti da fondazioni italiane, o da sponsor come Kinder Ferrero, BNL, Nestlè, c’è un grande interesse da parte delle aziende per il tema dei bambini.

Visto il rilevante fenomeno dei rifugiati, che nel Lazio sono molto presenti, avete qualche attività a riguardo?

Non si può non occuparsene. Abbiamo presentato 3 progetti su questo tema e stiamo aspettando le valutazioni. Siamo comunque partiti dai bisogni, siamo andati nei municipi per capire di cosa avessero bisogno avendo un budget a disposizione. In modo che la progettazione venisse da reali bisogni del territorio.

Quanto sono importanti le reti nel vostro lavoro?

Esistono altri musei in Italia adesso come Città della Scienza di Napoli, il MUBA a Milano, e il La Città dei Bambini e dei Ragazzi di Genova, che è il primo ad essere nato in Italia, ma allora nel 1994 era pubblico. A livello europeo esiste una rete che si chiama Hands on International e anche Ecsite network europeo che raggruppa i science centre. Partecipando agli incontri di Ecsite abbiamo imparato tanto, anche questa per noi vale come formazione interna; inoltre essere all’interno di reti internazionali è importante per i partenariati, grazie a loro abbiamo fatto dei progetti sulle nanotecnologie. L’ultimo grande progetto finito nel 2015 è stato WEAVE finanziato dal programma Cultura dell’UE sul tema dell’arte tessile con Bulgaria e Olanda, destinato a bambini, famiglie, scuole, insegnanti, operatori museali, ricercatori e studenti universitari, designer e artisti tessili con l’obiettivo di promuovere la conoscenza di un importante patrimonio culturale attraverso un approccio innovativo e non formale, imparando attraverso il gioco, attività hands-on e performance artistiche. Anche il progetto Mission Possible, una serie di mostre sulla bio-economia , realizzata nell’ambito del progetto Bioprom, finanziato dal vecchio 7 programma quadro, si tratta di un tour europeo che spiega la Bioeconomia in maniera divertente e interattiva. Grazie a questo progetto abbiamo quindi potuto fare delle mostre molto importanti, anche in termini monetari in termini monetari, che altrimenti non avremmo mai potuto permetterci.

Come faresti capire l’importanza delle opportunità derivanti dai fondi europei?

Secondo te chi li dava a noi i soldi per fare una mostra sulla bio economia?  Inoltre, nel 1998, prima dell’apertura del Museo, partecipammo come partner al progetto INNOPEX (elementi innovativi integrati nell’architettura su strutture già esistenti), sostenuto dal programma europeo Energy Thermie, insieme a Danimarca e Olanda, per la realizzazione di un impianto fotovoltaico su una struttura, che nel nostro caso allora non esisteva ancora. Nessuno ci credeva, ma il progetto fu finanziato, era un progetto dimostrativo, per soli 15 kw e ci diedero il 70% dell’importo richiesto, ma questo ci ha permesso di muovere i primi passi. Inoltre, per noi il fatto di mettere questa integrazione sul tetto della struttura era qualcosa di più, pensa: un impianto fotovoltaico (che nel 1998 era qualcosa di sconosciuto) sul tetto di un museo per bambini (che allora non esisteva). Se una volta finanziato il progetto digitavi su internet “children museum and solar energy” c’eravamo solo noi, e da li ci sono stati finanziati altri progetti e premi. In termini economici, nel tempo abbiamo raccolto circa 600.000 euro che nell’economia della nostra cooperativa, che nel frattempo è cresciuta, hanno fatto tanto. Abbiamo potuto assumere nuove persone, farci conoscere sul tema dell’educazione ambientale, far lavorare le persone in un ambiente internazionale. Quest’ultimo in particolare è un fattore che ha fatto molto bene a tutti noi perché è estremamente motivante.

Per il futuro che programmi ha Explora?

Stiamo lavorando per la ristrutturazione dell’area qui accanto, ma al momento Roma è bloccata, ci è stata già consegnata l’area ma per problemi burocratici non è ancora stato possibile avviare i lavori. La ristrutturazione dello stabile prevede la realizzazione di un teatro all’aperto, di giardini verticali, orti didattici, uno spazio laboratorio e tanto altro

Oggi per noi è un nuovo momento di svolta perché ci stiamo formando sui temi del digitale e abbiamo avuto dei progetti finanziati su questo tema e il 22 aprile ospiteremo un’iniziativa di Intel Italia e del MIUR per una giornata di formazione dedicata a insegnanti e animatori digitali su come realizzare attività laboratoriali su robotica in classe, lezioni con minecraft, atelier creativi, ecc.

Una volta lasciato il Museo e aver salutato Patrizia, ho pensato che questa intervista mi ha insegnato almeno 3 lezioni:

– le grandi cose si fanno a piccoli passi

– investire sui bambini e sull’educazione è fondamentale per un paese che vuole darsi un futuro

– il tempo da ragione alle buone idee

E voi cosa ne pensate?

 

Elio Lobello

elio

Laurea Specialistica in Management e Consulenza Aziendale – Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro. Master II livello in Progettazione per lo Sviluppo Locale – Università di Bologna.

Dal 2008 mi occupo di progettazione sociale e dal 2012 in particolare di progetti finanziati dall’Unione Europea in ambito sociale, cooperazione territoriale e impresa. Collaboro  con diversi enti profit e non profit quali: società di consulenza, Società Geografica Italiana ONLUS, Coop. Sociale Promidea, Coop. Sociale Atlante,  Centro Calabrese di Solidarietà.

 

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