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Lug

UN APPROCCIO MULTISCIPLINARE PER SALVARE L’ARCHEOLOGIA

Nel 2013 il più prezioso parco archeologico nel mezzogiorno d’Italia, Sybaris-Thurii-Copia (CS), è stato letteralmente ricoperto da un’enorme quantità di detriti trascinati a valle a seguito dell’esondazione del fiume Crati. Si parla di 6 metri di altezza di acqua e fango. Adesso si affonda perché la sconfitta riguarda la Cultura, la nostra stessa identità.

Nelle numerose opere di autori antichi sono frequenti i riferimenti a frane e alluvioni in Magna Grecia fin da epoca storica. Due riflessioni. La prima: è vero che gli interventi antropici, soprattutto in epoca moderna, hanno accelerato il processo di dissesto idrogeologico, ma è altrettanto vero che qui nel Meridione bisogna fare i conti con la natura e con la costituzione geofisica del territorio. Ci troviamo, infatti, di fronte ad una macro regione che è tendenzialmente portata ad essere vittima di eventi alluvionali e franosi. L’elevata presenza inoltre di fiumi e torrenti ha contribuito a rendere il territorio particolarmente instabile nella sua dinamicità. Ma da qui giungiamo immediatamente alla seconda riflessione: l’intervento antropico incontrollato. I processi di riduzione della copertura boschiva – sia per uso urbano o agricolo sia per l’utilizzo di legname – sono antichissimi e non ammettere che gli stessi abbiano generato ripercussioni negative sull’assetto territoriale sarebbe errato. Il disboscamento e le successive bonifiche hanno modificato i caratteri fisici del terreno rendendolo impermeabile e non più sufficiente all’assorbimento dell’acqua. Il mio punto di vista mi porta a riconsiderare l’intera faccenda della tutela dei parchi archeologici come uno degli aspetti del più vasto ambito di tutela ambientale. Il territorio va inteso come un insieme di valori naturali e culturali. Si può seriamente pensare di mettere in sicurezza un parco archeologico se prima non si interviene sul vicino fiume che esonda? Difficilmente un progetto di tutela di un bene culturale ha successo se è decontestualizzato dalle risorse di cui fa parte. Non c’è più spazio per ipotesi di interventi frammentari; l’efficacia delle politiche di settore è ridotta poiché agisce a valle delle concause che le generano, dimostrandosi perciò estremamente limitate. L’unico approccio valido tende alla multidisciplinarietà, al coinvolgimento di più settori, all’approvazione simultanea di interventi di natura strutturale e non. Attraverso la conoscenza approfondita del bene da tutelare si passa alla progettazione di politiche di previsione e prevenzione atte a ridurre i fattori di degrado. In un luogo del sapere dove ogni competenza confina con un’altra Sibari ha pienamente dimostrato che solo attraverso l’impiego sinergico di ingegneri, tecnici, pianificatori, archeologi, geologi, studiosi, istituzioni pubbliche, gruppi strutturati, gruppi locali e singoli individui si sarebbe potuto evitare un evento che ha ulteriormente messo in cattiva luce la nostra Regione. Credere che ognuno degli aspetti appena elencati generi una scelta indipendente è stata la maggiore causa degli interminabili eventi che si sono succeduti (e non solo in Calabria, cito l’allagamento di un altro noto parco archeologico a Metaponto in provincia di Matera). Solo una reale inversione di rotta aiuterebbe a comprendere efficacemente il fenomeno nella sua complessità.

Giulia Calonico

giulia calonico

Laureata in Archeologia a Cosenza, Specializzanda in Beni Archeologici a Firenze…ma continuo a preferire sempre e comunque la mia adorata Calabria.

Archeologa da campo e particolarmente attenta alle tematiche ambientali connesse alla salvaguardia dei beni culturali. Collaboro con alcune associazioni per visite guidate nell’area  Alto Tirrenico-Cosentina e mi impegno a trasmettere la mia passione e identità con articoli e con un programma radiofonico sui beni culturali in Calabria in onda su Radio Ciroma .

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