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Nov

Conferenza “per la Libia” – un fallimento annunciato

Conferenza “per la Libia” – un fallimento annunciato

Inizia oggi a Palermo la Conferenza “per la Libia”, una due giorni il cui obiettivo dichiarato, e teoricamente anche auspicabile, sarebbe quello di mettere al tavolo dei negoziati i vari attori politici libici e internazionali al fine di condurre la Libia a elezioni nel 2019 e alla emanazione di una Costituzione, in grado quindi di stabilizzare il paese, riducendo l’estrema frammentazione del potere derivata dalla caduta di Gheddafi. 

Tale approccio, appare in linea con la strategia del rappresentante dell’Onu in Libia Ghassan Salamè, che prevederebbe la convocazione di una grande assemblea di tutte le tribù e le milizie per preparare un governo provvisorio in grado di organizzare una condivisa competizione elettorale.

Tra gli ospiti di maggior rilievo, il premier Fayez al Sarraj, il generale Haftar (la cui partecipazione resta comunque incerta per divergenze con alcuni degli altri ospiti previsti), Aguila Saleh, presidente del Parlamento di Tobruk e il capo dell’Alto Consiglio di Stato di Tripoli, e Khalid Al Meshri. Presenti anche il presidente della Tunisia, Beji Caid Essebsi,e diverse delegazioni di Qatar, Turchia,  Algeria e Marocco.

L’Ue invece sarà rappresentata da Federica Mogherini, Alto rappresentante della politica estera, mentre per l’Onu ci sarà l’inviato speciale Salamé. Pesa invece l’assenza della cancelliera Angela Merkel e del presidente francese Emmanuel Macron, che inviano i rispettivi ministri degli Esteri Le Drien e Annen. Da registrare l’assenza sia dei presidenti di USA e Russia sia dei loro Ministri degli Esteri, aspetto che ovviamente rende ancora più complicata la riuscita dell’operazione.

Il summit è promosso dal governo italiano, a seguito della conferenza proposta dalla Francia nel maggio scorso a Parigi e successivamente dell’incontro con i rappresentanti di Misurata proprio lo scorso 8 novembre. Con tali iniziative la Francia, provava ad attuare una strategia finalizzata a legittimare il generale Haftar e le sue milizie, come interlocutore legittimo al tavolo dei negoziati, andando contro l’intera strategia concordata dalla diplomazia internazionale, decisa con gli accordi di Skhitat nel 2015, che invece vede il riconoscimento del governo Al Serraj.

A tutto questo si aggiungono le tensioni interne con la Francia sempre focalizzate sul tema dell’immigrazione e dello scontro che deriva dai respingimenti francesi ai confini con l’Italia e l’identificazione di Macron quale esempio di mancanza di solidarietà europea nella gestione dell’immigrazione.  

Emerge dunque che la questione libica è innanzitutto una sfida intra-europea fra chi debba essere il pacificatore e indirettamente avere più influenza all’interno di quell’area tanto importante per tutti gli attori in gioco, tanto da dimostrare, ancora una volta, che la reale pacificazione e la tutela degli interessi dei civili libici e dei diritti umani dei migranti, trattati come merce di scambio a basso costo, non interessa a nessuno. 

La buona riuscita è dunque già pregiudicata dal fatto che gli stati europei più rappresentativi, rispetto alla Libia, hanno interessi e strategie assai diversi; dunque, se qualche risultato questa Conferenza dovrà portare, non si misurerà dal suo comunicato finale, ma dalle  conseguenze che potrà produrre in futuro.

Nel frattempo, migliaia di esseri umani presenti sul suolo libico, vivono in condizioni disperate, esclusi da ogni forma di tutela dei diritti umani. In molti casi, sottoposti ai controlli e alle vessazioni e violenze perpetrate dalle varie milizie presenti sul territorio, governative e non, che prosperano grazie ai fondi che arrivano Libia anche dal Fondo italiano per l’Africa.

MEET Project in coordinamento con altre realtà sociali e culturali italiane, in occasione del summit vuole far ascoltare le voci dei migranti attualmente presenti sul suolo libico e che nessuno ascolta. Durante i giorni del summit, grazie al regista Michelangelo Severgnini, autore del cortometraggio Schiavi di Riserva, il quale è in contatto con diverse decine di migranti bloccati in Libia, dai quali ha ricevuto diversi messaggi che spiegano la loro attuale situazione, intendiamo contribuire a diffondere queste testimonianze che raccontano la vita in un luogo inumano e dal quale queste persone vogliono andare via.

Non solo per raggiungere l’Europa, bensì anche per ritornare nei loro paesi d’origine; non parliamo ovviamente di migranti provenienti da paesi come Eritrea, Sudan, Somalia, Iraq o altri paesi afflitti da guerre, carestie o persecuzioni di altro tipo, parliamo di tutti coloro che partiti con il semplice obiettivo di migliorare la propria condizione di vita, si sono trovati a non poter più andare né avanti né indietro dall’inferno in cui oggi è stata trasformata la Libia. Un autentico, mercato in cui la merce più richiesta e più a basso costo è proprio rappresentata da ragazzi e ragazze africane in cerca di una vita migliore.

Vi chiediamo dunque di condividere i nostri post e di far conoscere questa realtà ignorata dai più, la Libia non è un porto sicuro per nessuno!

Di seguito, le prime due puntate delle trasmissioni radio Exodus, dalle quali sono state trasmesse le registrazioni dei messaggi provenienti dal suolo libico:

“Exodus – fuga dalla Libia”, puntata 0: https://vimeo.com/291242947 

“Exodus – fuga dalla Libia”, puntata 0.1: https://vimeo.com/297273950

L’iniziativa L’Urlo di Palermo è sostenuto da:

Catartica Care 

Comune di Palermo

Prima Circoscrizione, Palermo

Fondazione Orestiadi,Gibellina

Macro Asilo, Roma

European Alternatives

Hanno aderito:

Noantri Cittadini Planetari

Archivio Memorie Migranti

Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos

Il Villaggio Globale, Riace

Cemea del Mezzogiorno

Forum Antirazzista, Palermo

Moltivolti, Palermo

Arci Porco Rosso,Palermo

Nation25

Ass. Culturale Cinema

Abakhi

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