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Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration

Global Compact on Migration  –  Cos’è, ma soprattutto Perché?

Nel preambolo al documento della Conferenza Intergovernativa per l’adozione del Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration, sono citati alcuni dei trattati internazionali dei quali lo stesso Global Compact tiene conto e ai quali ispira, ad esempio la Carta delle Nazioni Unite, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, la Convenzione delle Nazioni Unite contro il Crimine Organizzato Transnazionale e molti altri.

Detto ciò, c’è da domandarsi come mai il Governo Italiano abbia in un primo momento dichiarato che avrebbe aderito al Global Compact e partecipato alla Conferenza Intergovernativa di Marrakesh prevista per i giorni 11 e 12 dicembre prossimi per la sottoscrizione del documento, mentre nei giorni scorsi, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (poco dopo l’anticipazione del Ministro Salvini), ha dichiarato che la decisione se firmare o meno  sarà demandata al Parlamento, dichiarando inoltre che l’Italia non parteciperà neanche al summit in Marocco.

È doveroso, a questo punto, conoscere qualcosa in più in merito ai contenuti del Global Compact for Migration, per capire cosa può aver spinto il Governo a cambiare idea riguardo la firma del documento, a distanza di soli due mesi dall’iniziale dichiarazione di adesione e senza che lo stesso sia stato modificato.

Il percorso che ha portato al summit di Marrakesh, è iniziato nel 2016 quando i capi di Stato e di Governo dei 193 paesi aderenti alle Nazioni Unite, nell’ambito dell’Assemblea Generale ONU discutevano una serie di temi legati alle migrazioni e ai rifugiati a livello globale. Da quella Assemblea veniva redatta la New York Declaration for Refugees and Migrants che riconosceva il bisogno di un approccio più complessivo alle migrazioni, tenendo conto anche del punto 10.7 dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030 sottoscritta a livello internazionale, ossia “facilitate orderly, safe, regular and responsible migration and mobility of people, including through the implementation of planned and well- managed migration policies”, evidentemente trattasi di temi sovversivi. 

È importante inoltre sottolineare che, mentre per quanto riguarda la protezione dei rifugiati, esistono convenzioni specifiche e organizzazioni che tentano di garantire la tutela dei loro diritti, come UNHCR, non esiste alcun corpo sovranazionale o trattato per la protezione dei diritti umani dei migranti considerati in senso ampio; il trattato cerca di colmare questo gap (il che può essere una prima indicazione in grado di rispondere al nostro interrogativo).

Oltretutto, questo sarebbe il primo caso di un’azione coordinata a livello globale per rispondere alle sfide poste dal fenomeno migratorio, si potrebbe persino correre il rischio di riuscire ad agire sulla narrazione, spesso negativa che se ne fa. Proprio per questo a parte l’Italia, anche tutti i paesi del gruppo di Visegrad (Austria, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia), tradizionalmente ostili all’accoglienza, hanno già confermato che non firmeranno il documento. 

Il Global Compact, documento NON vincolate per gli Stati che lo sottoscrivono, comprende essenzialmente 23 punti focalizzati sulla protezione, i diritti e il miglioramento delle condizioni di vita e lavoro dei migranti e delle loro famiglie, il contrasto allo sfruttamento del lavoro, al traffico di esseri umani e alla discriminazione, cosi come l’espansione delle opzioni per la migrazione regolare. Inoltre, richiede agli Stati una migliore gestione dei dati relativi alle migrazioni internazionali, promuove il contrasto delle cause economiche, ambientali e politiche che determinano le migrazioni forzate e infine stressa molto il perseguimento degli obiettivi di integrata, sicura e coordinata gestione delle frontiere.

Dunque, non si parla di aprire le frontiere in modo incontrollato, bensì di riconoscere le migrazioni come un fenomeno che esiste e che non può essere risolto semplicemente chiudendo le frontiere, anche perché come ormai tutte le ricerche confermano, le migrazioni possono rappresentare una fonte di prosperità, innovazione e sviluppo sostenibile.

Alla luce di quanto esposto, è chiaro che l’indisponibilità del Governo Italiano a firmare il Global Compact si trova in perfetta continuità con quanto si sta verificando per le strade d’Italia a partire dalla S.S. 106 direzione Taranto, nella zona di Crotone. Infatti, come continuerà a succedere nelle prossimi giorni, a seguito dell’applicazione (intensa in senso estensivo) del Decreto Sicurezza, ora legge dello Stato, sono stati messi alla parta del C.A.R.A. di Sant’Anna di Isola di Capo Rizzuto, i primi 26 titolari di protezione umanitaria, fra cui mamme con bambini molto piccoli, donne e uomini vulnerabili (che avrebbero comunque diritto a restare nei centri d’accoglienza proprio in virtù della loro condizione particolare, ai sensi del Dlgs 286/1998 art. 2 d) bis), che da un giorno all’altro e senza spiegazione si sono trovati per strada senza un posto dove andare.

Alcuni di questi sono stati accolti presso le strutture della Coop Sociale Agorà Kroton, altri presso la Caritas di Crotone, altri da amici presenti sul territorio, ma altrettanti si sono visti costretti a ripiegare sotto il ponte della stazione di Crotone (esattamente quello che vorremmo succedesse a noi o ai nostri figli in situazioni simili). Cosa ne sarà di queste persone e di tutte le altre che saranno letteralmente abbandonate a se stesse per strada? Quali alternative avranno? Quale sicurezza ha portato il decreto che impropriamente porta questo nome?

Queste persone dovranno trovare il modo di sopravvivere e allora si che avremo un problema di sicurezza.

Ecco un breve video che descrive gli intenti del Global Compact

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