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Mar

L’Europa chiude le porte

L’Europa chiude le porte

testimonianza dal campo profughi di Moria

Durante i giorni in cui l’Italia, ma in realtà tutto il mondo, guarda con preoccupazione all’evolversi del contagio da COVID 19, sembra restare poco spazio per altri temi.

Pur comprendendo la preoccupazione e di conseguenza la concentrazione dei media sui vari aspetti legati al virus, inclusi evidentemente i provvedimenti del Governo per il suo contenimento, pensiamo comunque che sia il caso di prestare un’attenzione particolare a quello che avviene proprio alle porte d’Europa. Esiste un terreno di scontro al confine fra Turchia e Grecia dove una nuova crisi umanitaria sta per esplodere e dove la tutela di uomini, donne e bambini sembra essere l’ultima preoccupazione delle parti attualmente in campo.

Innanzitutto, capiamo perché questo improvviso aggravarsi della situazione.

Attualmente, la guerra in Siria è condotta da due potenze straniere la Russia in supporto alle forze di Damasco e la Turchia che tenta di guadagnare qualche km di territorio sul suolo siriano in cui trattenere i profughi, che a seguito dell’accordo siglato ormai quasi 4 anni fa con Bruxelles in cambio di 6 miliardi di euro, si è impegnata a trattenere  impedendogli di arrivare in Europa. A tal proposito, occorre sottolineare che attualmente in Turchia sono presenti più di 3 milioni di profughi siriani, mentre 1 milione è bloccato alla frontiera. Oggi, proprio quando i soldi dell’accordo con l’UE stanno per terminare e l’impegno militare richiede sempre nuove risorse, Erdogan ha messo in pratica quel ricatto che più volte ha fatto, ossia di aprire la frontiera. L’occasione si è verifica il 27 febbraio dopo la morte di 26 soldati turchi a seguito di un bombardamento russo a Sud di Idlib (Turchia), quando il Presidente turco Erdogan ha deciso di aprire il confine con la Grecia, di fatto consentendo il passaggio di centinaia di migliaia di profughi siriani in fuga dalla guerra (ormai in corso da circa 10 anni). Alcuni giorni fa l’ONU stimava che circa 13 mila persone si trovano nel tratto di terra fra Turchia e Grecia e in particolare fra Edirne e Kastanies dove la polizia greca ha respinto con cariche e lacrimogeni migliaia di migranti; come se non bastasse le condizioni sulle isole greche di Lesvos, Lersos e Samos sono tragiche, poiché sono di fatto trasformate in delle prigioni per le migliaia di migranti che sono riusciti a raggiungerle.

Fatto questo doveroso riepilogo, il contributo di informazione che vorremmo fornire ci viene da un contatto diretto con una persona che in questo momento si trova sull’isola di Lesvos perchè impegnata a fornire supporto di mediazione linguistica e culturale proprio all’interno del campo profughi di Moria per conto di una organizzazione internazionale. Questa persona, che ha preferito rimanere anonima e che chiameremo G., da un mese si trova a Lesvos e lavora nella First reception del campo profughi tarato per ospitare 3000 persone, ma che ormai da lungo tempo vive una condizione di drammatico sovraffollamento. G. ha gentilmente risposto ad alcune domande che gli abbiamo posto, sperando di far conoscere la situazione che vivono il popolo greco e i migranti presenti sul suo territorio, in particolare sulle isole.

Intervista

I: G. potresti spiegare come funziona il sistema di accoglienza sull’isola?

G: Io lavoro nella First reception, quella parte del sistema che interviene quasi subito dopo lo sbarco.

Quando i migranti arrivano, la Guardia Costiera li intercetta nei luoghi di sbarco e li consegna alla Polizia che li porta al campo profughi di Moria, dove c’è un ufficio in cui vengono espletate le attività di identificazione e fotosegnalamento da parte dell’agenzia europea Frontex. Queste prime attività durano circa 3/4 giorni, durante i quali i migranti non hanno ancora un posto nel campo, per cui si accampano fuori dall’ufficio della first reception. Una volta concluse le operazioni alle persone viene assegnato un posto e quindi entrano ufficialmente nel campo e possono formalizzare la richiesta di protezione internazionale presso l’agenzia europea EASO, che in Grecia gestisce tutte le procedure di Asilo. Tuttavia, i tempi di attesa per le audizioni sono molto lunghi e possono arrivare anche fino a due anni. Inoltre, succede a chi arriva da paesi come il Ghana e il Togo, che sono considerati paesi sicuri, di essere arrestati e trattenuti in carcere anche per 3 mesi, dopo i quali le persone vengono rilasciate e solo allora possono formalizzare una richiesta di protezione internazionale. Ho conosciuto un cittadino del Togo, omosessuale, che si è finto nigerino per sfuggire al carcere.

 I: potresti parlarci un po’ delle condizioni del campo e delle persone ospitate?

G: il campo accoglie più di 30 mila persone e le condizioni sono terribili, si tratta di tende e container dove non c’è alcuna distinzione degli spazi per uomini, donne e bambini che stanno in continua promiscuità. Le persone nel campo hanno diversi tipi di problemi, soprattutto di salute per il viaggio che hanno fatto e sono aggravati dalle tremende condizioni igieniche all’interno del campo stesso e dal freddo visto che di notte la temperatura scenda di parecchi gradi. L’unica area in teoria distinta è per i minori stranieri non accompagnati (MSNA), che tuttavia non è isolata, per cui gli adulti accedono comunque e si sono anche verificati vari casi di abusi sui minori.

 I: cosa è successo? Sai di qualche episodio?

G: si, proprio qualche giorno fa una donna richiedente asilo del Camerun mi ha raccontato di uno stupro di gruppo su una ragazza afghana da parte di 4 uomini e queste notizie nel campo girano quasi come qualcosa di normale. C’è paura a denunciare per quello che può succedere durante la notte, anche perché le forze dell’ordine non sono sempre presenti.

I: da chi sono gestite le attività all’interno del campo?

G: le attività sono gestite da diverse NGO sia greche che internazionali. La più grande è Euro Relief una NGO greca che si occupa dell’assegnazione degli alloggi, dei vestiti e degli aspetti sanitari. La stessa ultimamente è stata vittima di attacchi da parte di persone che osteggiano il lavoro della NGO che è stata costretta a rimpatriare gran parte dei volontari stranieri. Infatti, ci sono di continuo attacchi non solo contro i richiedenti asilo,  ma anche contro chi fornisce loro supporto. Nel campo è presente anche Medici Senza Frontiere con una clinica pediatrica che si trova di fronte il campo di Moria e altre organizzazioni più piccole che si occupano soprattutto di questioni legate alla salute. È presente anche UNHCR, ma da quello che vedo soprattutto al momento degli sbarchi, per l’informativa sulla possibilità di fare richiesta di protezione.

 I: rispetto a quello che sta succedendo al confine fra Turchia e Grecia, qui a Lesvos avete avuto qualche effetto?

G: per il momento non molti, probabilmente perché la polizia greca li ha bloccati sul confine e ancora non riescono a passare.

 I: le persone possono muoversi fuori dal campo?

G: si, diciamo che ci sono degli autobus che collegano il campo con la parte abitata dell’isola, ma i rapporti con la cittadinanza sono piuttosto tesi, con atti di razzismo non solo contro i migranti, ma anche contro coloro che li aiutano. Ci sono continuamente manifestazioni sia da parte dei cittadini che da parte dei richiedenti asilo e le forze dell’ordine si trovano in mezzo a queste due fazioni. Il loro atteggiamento rispetto agli ospiti del campo non è buono, forse per la prolungata esposizione a una situazione molto critica, per il numero molto elevato di persone e quindi anche per un altissimo livello di stress. A peggiorare la situazione c’è anche il fatto che le persone hanno l’obbligo di restare sull’isola, non possono raggiungere la parte continentale della Grecia, sono prigionieri sull’isola. Tanto che si verificano spesso casi di autolesionismo e tentativi di suicidio anche da parte di bambini, è qualcosa che succede praticamente ogni giorno.

 I: per voi deve essere molto duro, avete qualche tipo di supporto psicologico?

G: purtroppo no, non abbiamo nessun tipo di supporto psicologico. Sono stati giorni molto duri, con orari di lavoro pesanti e la notte non sono riuscito a dormire proprio perché mi sono trovato davanti a situazioni estreme. Fra colleghi parliamo molto e questo un po’ ci aiuta e poi anche gli stessi richiedenti asilo ci aiutano e ci danno forza nonostante le condizioni in cui vivono.

I: come pensi che si potrebbe superare questa situazione critica?

G: penso che la soluzione potrebbe essere la relocation in altri paesi dell’UE, ma al momento c’è solo disponibilità ad accogliere i MSNA se hanno parenti in altri paesi, per gli altri non si fa nulla e il governo Greco, nonostante tutto questo tempo, ancora non sembra in grado di gestire una situazione del genere.

Salutato G. e riletti gli appunti dell’intervista mi sono trovato a domandarmi quante volte avessi già ascoltato quel tipo di testimonianza proveniente da più operatori di NGO in diversi contesti simili al campo profughi di Moria, il web ne è pieno basta volerli vedere, ma il fatto di sapere che un amico è lì, una persona che ha collaborato con MEET Project, fa un effetto del tutto diverso, come se il fatto che lo dica una persona conosciuta conferisca ai fatti una qualche credibilità aggiuntiva. Il fine di questo piccolo contributo voleva essere in realtà proprio questo, far parlare una persona più vicina a noi così da rilanciare con ancora maggiore convinzione l’appello alla società civile per denunciare quello che sta succedendo, l’assoluto mutismo dell’Europa, anche anzi si appresta a mettersi nuovamente al tavolo con Erdogan pur di nascondere sotto il tappeto la vita di milioni di persone.

Per ricordare che occorre una presa di coscienza da parte di tutti i cittadini europei, mentre alle autorità degli Stati Membri dell’Unione Europea si chiede un atto di responsabilità, perché si attivino per accogliere i profughi ed evacuare le isole greche che sono al collasso, trasformate in prigioni in cui sistematicamente vengono violati i diritti fondamentali di uomini, donne e bambini nel silenzio e nell’indifferenza collettivi.  

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